Indice dei contenuti dell'articolo:
Pochi euro al mese per 4 vCPU e 8 GB di RAM. Una ventina di euro per 12 vCPU, 48 GB di RAM e centinaia di gigabyte di disco. Traffico illimitato, porte fino a 1 Gbit/s, protezione DDoS inclusa. Sulla carta, i VPS di Contabo sembrano un affare impossibile da rifiutare, e non a caso sono tra i più citati nei forum, nei gruppi di sviluppatori e nelle guide “come mettere online WordPress spendendo poco”.
Il problema è che sulla carta un server è fatto di numeri, mentre in produzione è fatto di comportamenti. Un VPS con 12 vCPU e 48 GB di RAM non è necessariamente più veloce di un server con 4 core e 16 GB. Uno storage da 400 GB non è necessariamente adatto a un database. Una porta da 1 Gbit/s non significa poter trasferire dati a 1 Gbit/s. E il canone mensile, per quanto basso, non è quasi mai il costo reale di un’infrastruttura su cui gira un’attività commerciale.
In questo articolo analizziamo dieci aspetti tecnici ed economici che chiunque dovrebbe considerare prima di mettere un sito WordPress, un WooCommerce, un PrestaShop o un’applicazione con database su un VPS Contabo. Lo facciamo da sistemisti Linux, basandoci sulla documentazione ufficiale e sulle condizioni contrattuali del provider, citate in fondo all’articolo. Non per dire che Contabo sia un cattivo provider in assoluto, ma per spiegare perché un prezzo molto basso e specifiche molto generose raccontano solo una parte della storia.
1. Le vCPU non sono core fisici dedicati
La prima cosa da capire è cosa si sta comprando quando si legge “8 vCPU”. Una vCPU è un processore virtuale: l’hypervisor lo mappa, di volta in volta, su un thread di un processore fisico che viene condiviso tra più macchine virtuali. Non è un core riservato in esclusiva al cliente.
Contabo lo dichiara in modo esplicito: la sua documentazione descrive i VPS come server virtuali basati su KVM con core vCPU condivisi, e precisa che CPU e RAM sono allocazioni dedicate ma condivise a livello di hypervisor. Per avere core dedicati occorre passare a un prodotto diverso, i Max Performance VPS. Inoltre, per la linea Core VPS, la documentazione parla di infrastruttura che comprende più generazioni di CPU, mentre solo la linea Performance usa le generazioni più recenti di AMD EPYC.
Cosa significa in pratica? Che il numero di vCPU indica quanti thread la macchina virtuale può usare contemporaneamente, non quanta capacità di calcolo è garantita. Se il nodo fisico è carico, otto vCPU condivise possono rendere meno di quattro core dedicati, e possono farlo in modo diverso da un’ora all’altra.
Per le applicazioni web questo pesa più di quanto si pensi. Una richiesta PHP viene eseguita da un solo processo, su un solo core: avere molte vCPU aiuta a servire più richieste in parallelo, ma non rende più veloce la singola pagina. Lo stesso vale per una query MySQL o MariaDB, che nella stragrande maggioranza dei casi usa un solo thread. Per il TTFB di una pagina WooCommerce non in cache conta soprattutto la velocità del singolo core, e quanto di quel core è davvero disponibile.
Il concetto chiave è semplice: acquistare un numero elevato di vCPU non significa acquistare la corrispondente capacità di calcolo esclusiva.

2. Il CPU steal e il problema dei vicini rumorosi
Quando più macchine virtuali condividono gli stessi core fisici, può accadere che una di esse abbia bisogno di CPU proprio mentre l’hypervisor la sta assegnando a qualcun altro. È il fenomeno del cosiddetto noisy neighbor, il vicino rumoroso: un altro cliente sullo stesso nodo che comprime video, esegue build, fa mining o semplicemente ha molto traffico, e consuma risorse che in quel momento servirebbero a voi.
Linux rende visibile questo fenomeno con il parametro %steal, il tempo in cui la CPU virtuale era pronta a lavorare ma ha dovuto attendere perché l’hypervisor serviva altre macchine. Lo si legge con top (colonna st), con vmstat 1 (colonna st) o con mpstat -P ALL 1 del pacchetto sysstat. Un valore stabilmente vicino allo zero è ciò che ci si aspetta da un server sano. Valori costanti a due cifre significano che una parte significativa del tempo di calcolo che state pagando non vi viene consegnata.
È importante essere precisi: il rischio è tipico di qualunque infrastruttura condivisa, non è un’esclusiva di un singolo provider, e non significa che ogni nodo Contabo ne soffra. Significa che va misurato. Un test con sysbench cpu run ripetuto in orari diversi, insieme al monitoraggio del steal per qualche giorno, dice molto più di qualunque scheda commerciale.
Il punto, per un sito in produzione, è che la variabilità delle prestazioni può essere più dannosa di una CPU mediamente lenta. Una CPU lenta ma costante si dimensiona. Una CPU che alle 11 del mattino va bene e alle 21, nell’ora di punta degli acquisti, perde un quarto della capacità, produce problemi difficili da diagnosticare e impossibili da prevedere.
3. Tanto spazio disco non significa storage veloce
Uno degli argomenti più forti dei VPS economici è lo spazio: centinaia di gigabyte per pochi euro. Ma per un’applicazione web la capacità è quasi sempre la caratteristica meno importante. Contano il throughput, cioè quanti megabyte al secondo si possono leggere e scrivere; gli IOPS, cioè quante operazioni di lettura e scrittura casuali al secondo; e soprattutto la latenza, cioè quanto tempo impiega una singola operazione.
Contabo distingue ufficialmente tra le offerte Core VPS, con storage SSD, e le offerte Performance VPS, con NVMe PCIe Gen 4. Per i piani Storage VPS la documentazione specifica che sono dimensionati per la capacità e non per il throughput di picco. Già questo dovrebbe far riflettere chi sceglie il piano solo guardando i gigabyte.
Anche la presenza di NVMe, però, non garantisce automaticamente prestazioni elevate. Su un server virtuale lo storage è condiviso con altri clienti, passa attraverso lo strato di virtualizzazione e può essere limitato da politiche del provider. Un disco NVMe locale su un server dedicato e uno storage NVMe condiviso su un nodo affollato possono avere comportamenti molto diversi.
Per i database la differenza è enorme. MySQL, MariaDB e PostgreSQL scrivono log di transazione, eseguono flush su disco a ogni commit, leggono pagine di indice in modo casuale quando i dati non stanno tutti in memoria. Una latenza di scrittura di qualche millisecondo in più per ogni commit, moltiplicata per gli ordini, i carrelli e le sessioni di un e-commerce, si trasforma in checkout lenti e lock che si accumulano.
Gli strumenti per verificarlo sono noti: fio per misurare IOPS e latenza con letture e scritture casuali a blocchi da 4 KB, ioping per la latenza della singola operazione, iostat -x 1 per osservare l’utilizzo e i tempi di attesa durante il carico reale. Per un database, 100 GB di storage veloce valgono molto più di 500 GB di storage lento.
4. Le prestazioni non sono necessariamente costanti e prevedibili
C’è un errore che vediamo spesso: si attiva il VPS, si lancia un benchmark, il risultato è buono, e si conclude che il server è veloce. Ma un benchmark eseguito una volta misura le prestazioni di picco in quel preciso momento, non le prestazioni sostenute nel tempo.
Su un’infrastruttura condivisa le due cose possono divergere molto. La CPU può essere disponibile al cento per cento durante il test e sottoposta a contesa la sera. Lo storage può rispondere in pochi microsecondi a disco vuoto e rallentare quando altri clienti sullo stesso nodo eseguono i loro backup notturni.
Per un sito commerciale questo si traduce direttamente nei tempi di risposta. Le pagine servite dalla cache restano veloci quasi sempre, ma tutto ciò che la cache non copre, cioè carrello, checkout, area clienti, ricerche, filtri e pannello di amministrazione, viene generato a ogni richiesta da PHP e dal database. Lì ogni variazione di CPU e di latenza disco finisce nel TTFB, ed è proprio lì che si trovano i clienti che stanno per pagare. Ne abbiamo parlato a lungo spiegando perché la web cache non risolve i problemi.
Il modo corretto di valutare un VPS è ripetere le misure in fasce orarie diverse, per più giorni, e guardare i valori peggiori, non la media. Per un e-commerce conta il comportamento nelle condizioni peggiori, non il miglior risultato ottenuto con un benchmark lanciato alle tre di notte.

5. La banda pubblicizzata non equivale a banda garantita
I VPS Contabo hanno porte da 200 Mbit/s fino a 1 Gbit/s a seconda del piano. È un dato reale, ma va letto per quello che è: la velocità nominale della porta dello switch, non la banda che il server avrà sempre a disposizione.
Le condizioni contrattuali di Contabo sono esplicite su questo punto: salvo diverso accordo, il provider non può garantire il livello di banda effettivamente disponibile, che può non corrispondere alla banda massima teorica della porta. È una clausola comune a molti provider, ed è onesta, ma smentisce l’idea che “porta da 1 Gbit/s” significhi “posso trasferire a 1 Gbit/s quando voglio”.
Oltre alla porta contano il routing, la qualità del peering con gli operatori da cui arrivano i vostri visitatori e la latenza verso i loro Paesi. Un sito italiano con clienti italiani ha bisogno soprattutto di una buona latenza verso le reti italiane, più che di un gigabit nominale.
Anche qui la risposta è misurare: iperf3 verso un server di test vicino ai vostri utenti per il throughput, mtr per vedere percorso, perdita di pacchetti e latenza, e soprattutto trasferimenti reali, come il download di un backup verso il vostro storage esterno, ripetuti in orari diversi.
6. Il traffico illimitato non è davvero senza condizioni
“Unlimited traffic” è una delle formule commerciali più efficaci, e anche una delle più fraintese. Nella documentazione di Contabo il traffico illimitato è accompagnato da un asterisco: non esiste un limite di banda predefinito, ma si applica una fair usage policy, e il provider può limitare i server con un utilizzo eccezionalmente elevato o che disturba gli altri clienti.
La knowledge base del provider descrive inoltre un meccanismo più preciso: il traffico in ingresso non è conteggiato, mentre per quello in uscita ogni pacchetto prevede una soglia, e se la si supera per dieci giorni consecutivi la velocità della porta viene ridotta, fino a 100 Mbit/s per i pacchetti più piccoli.
Per un sito aziendale normale questo non è quasi mai un problema. Lo diventa per i siti editoriali con molto traffico, per chi distribuisce file, video o aggiornamenti software, per chi fa streaming o per chi usa il VPS come destinazione di backup di grandi dimensioni. In questi casi bisogna sapere in anticipo che “illimitato” significa “senza una soglia di fatturazione”, non “qualunque consumo, senza restrizioni, per sempre”.
7. Snapshot e backup non sono la stessa cosa
Questo è il punto che consideriamo più importante, perché è quello che fa più danni quando ci si accorge di averlo sottovalutato.
Uno snapshot è un’immagine del disco del VPS in un certo momento. È utile prima di un aggiornamento rischioso, per tornare indietro in pochi minuti. Ma non è una strategia di disaster recovery: vive sulla stessa piattaforma del server, fotografa anche gli errori, e uno snapshot di un database in scrittura non è necessariamente un backup coerente del database.
Contabo offre, come servizio aggiuntivo, l’Auto Backup: copie giornaliere conservate su un sistema di storage separato per un massimo di dieci giorni. Il ripristino sovrascrive i dati attuali del VPS, che resta non disponibile fino al termine dell’operazione. E la pagina del servizio, nelle domande frequenti, dice testualmente che il provider non garantisce la recuperabilità dei dati e non esegue il ripristino per conto del cliente.
Anche le condizioni generali sono coerenti: il provider è tenuto a fare backup solo nei limiti in cui il servizio lo prevede, ed è il cliente a dover salvare regolarmente i propri dati. Non c’è niente di scorretto in questo, è il modello di un servizio unmanaged. Ma chi legge “backup incluso” e pensa di essere coperto, spesso non lo è.
Una strategia seria per un’applicazione in produzione richiede almeno: backup applicativi e dump dei database coerenti, fatti con gli strumenti giusti; copie su un’infrastruttura indipendente dal provider del server; una retention adeguata, perché un’infezione o una corruzione dei dati spesso viene scoperta dopo settimane, non dopo giorni; e soprattutto prove di ripristino periodiche. Non basta sapere che un backup viene eseguito: bisogna sapere se, come e in quanto tempo sarà possibile ripristinarlo, anche il singolo file o la singola tabella.
8. Un VPS economico non comprende la gestione sistemistica
I VPS standard di Contabo sono servizi unmanaged, e il provider lo dice chiaramente: il cliente è responsabile dell’amministrazione del server, dell’installazione del software e della sicurezza. Il supporto copre i problemi dell’infrastruttura, come rete, guasti hardware e domande sulla piattaforma, mentre per software e configurazioni rimanda a documentazione, knowledge base e blog.
È una divisione dei compiti legittima, ma va tradotta in lavoro concreto. Qualcuno deve configurare e mantenere il firewall, applicare gli aggiornamenti di sicurezza del sistema operativo e del kernel, gestire le versioni di PHP, il web server, il database, la cache. Qualcuno deve dimensionare PHP-FPM e MariaDB, configurare il monitoraggio, ricevere gli allarmi alle due di notte, capire perché il sito è lento il lunedì mattina, intervenire quando un plugin compromesso inizia a inviare spam o quando il disco si riempie di log.
C’è poi una differenza fondamentale tra supporto all’infrastruttura e supporto all’applicazione. Se il server è acceso e raggiungibile, dal punto di vista del provider il servizio funziona. Che WordPress risponda con un errore 502 perché PHP ha esaurito i processi, che MariaDB sia bloccato da una query lenta o che il certificato SSL sia scaduto, è un problema del cliente.
Tutto questo ha un costo: ore di un sistemista competente, reperibilità, strumenti di monitoraggio, tempo perso quando qualcosa va storto. Risparmiare dieci o venti euro al mese sul canone e dover poi sostenere da soli tutti i costi della gestione sistemistica raramente è un affare. È lo stesso ragionamento per cui nei servizi gestiti, come spieghiamo parlando di perché non viene consegnata la password di root, la responsabilità tecnica resta in capo a chi gestisce davvero.
9. Disponibilità del server e disponibilità del servizio sono due cose diverse
Le condizioni contrattuali di Contabo indicano una disponibilità media annua del 99,9% per la connettività dei servizi, escludendo tra l’altro i periodi di manutenzione annunciati con anticipo e le interruzioni dovute a cause esterne al controllo del provider. È un valore in linea con il mercato, ma va letto correttamente.
Il 99,9% su base annua corrisponde a poco meno di nove ore di indisponibilità consentite in un anno, e le manutenzioni programmate non entrano nel conteggio. Soprattutto, lo SLA riguarda la connettività dell’infrastruttura: garantisce che il server sia raggiungibile, non che il vostro sito funzioni, né che risponda in tempi accettabili.
Un server acceso non implica un sito funzionante. Il VPS può essere perfettamente raggiungibile mentre WooCommerce restituisce errori, il database è in crash, il disco è pieno o un aggiornamento automatico ha rotto una dipendenza. Per un e-commerce che fattura migliaia di euro al giorno, anche una sola ora di disservizio nel momento sbagliato può costare più di anni di canone.
Per questo serve un monitoraggio applicativo, che verifichi le pagine reali e non solo il ping, procedure di disaster recovery documentate e, per i progetti critici, un’architettura che non dipenda da un singolo VPS.
10. Il prezzo basso iniziale non racconta tutta la storia
Il prezzo mostrato sul sito di Contabo è, come indica la stessa pagina, la tariffa mensile effettiva per un abbonamento di ventiquattro mesi. È un dettaglio importante quando si confrontano offerte: il canone che si vede non è necessariamente quello che si paga con un contratto mensile, e le condizioni generali prevedono che i prezzi possano essere adeguati nel tempo, con diritto di recesso per il cliente. I contratti si rinnovano automaticamente e la disdetta richiede quattro settimane di preavviso rispetto alla scadenza.
Poi ci sono le voci che si aggiungono: backup, storage aggiuntivo, eventuali licenze di pannelli di controllo, un sistema di backup esterno indipendente, il monitoraggio, la sicurezza. E c’è un costo meno visibile: quando le risorse iniziali non bastano, la soluzione più semplice è passare al piano superiore. L’upgrade avviene sul posto e mantiene l’indirizzo IP, ma il percorso inverso non è altrettanto semplice.
La documentazione ufficiale è chiara: non esiste un downgrade diretto. Per passare a un piano più piccolo bisogna acquistare un nuovo server, migrare i dati manualmente e accettare un cambio di indirizzo IP. Anche il passaggio tra le famiglie Core, Performance e Storage non è diretto, e la conversione da SSD a NVMe richiede una reinstallazione che cancella tutti i dati. Ogni migrazione manuale significa ore di lavoro, una finestra di disservizio, la modifica dei DNS e il rischio di dimenticare qualcosa.
Il modo corretto di confrontare due soluzioni è calcolare il costo complessivo di proprietà su dodici, ventiquattro e trentasei mesi: canone, servizi aggiuntivi, ore di gestione sistemistica, monitoraggio, backup esterni, costo stimato dei disservizi e delle migrazioni. Il VPS più economico al momento dell’acquisto non è necessariamente quello che costa meno durante il suo ciclo di vita. Ne abbiamo parlato anche in come risparmiare sui Server Dedicati.

Quando un VPS Contabo ha senso
Sarebbe scorretto concludere che i VPS Contabo non servano a nulla. Per molti usi sono una scelta ragionevole: ambienti di sviluppo e di test, laboratori, progetti personali, servizi interni poco critici, nodi secondari, applicazioni che richiedono molta RAM o molto spazio ma tollerano prestazioni variabili. In mani esperte, con monitoraggio, backup indipendenti e un buon sistemista dietro, anche un VPS economico può fare il suo lavoro.
Il problema nasce quando viene scelto come base per un’attività commerciale guardando solo il rapporto tra prezzo e numero di vCPU, senza misurare le prestazioni reali, senza una strategia di backup e senza nessuno che ne gestisca davvero la sicurezza e il funzionamento.
Come valutare un VPS prima di affidargli la produzione
Che scegliate Contabo o un altro provider, alcune verifiche dovrebbero diventare un’abitudine.
- Misurate il CPU steal per qualche giorno, con
vmstatompstat, nelle ore in cui il vostro sito lavora di più. - Misurate la CPU single-thread con
sysbenchin orari diversi e confrontate i valori peggiori, non la media. - Misurate la latenza del disco con
fioeioping, con letture e scritture casuali a blocchi piccoli, come lavora un database. - Misurate la rete verso i vostri utenti con
mtreiperf3, e con trasferimenti reali. - Leggete le condizioni contrattuali: SLA, esclusioni, banda, fair use, backup, rinnovi, cambi di piano.
- Decidete chi gestisce il server, chi risponde agli allarmi e chi ripristina i dati, prima che serva.
- Calcolate il costo su tre anni, non sul primo mese.
Conclusioni
I VPS economici hanno avuto il merito di rendere accessibili risorse che fino a pochi anni fa costavano molto di più. Ma un server non si valuta dal numero di vCPU, dai gigabyte di disco o dalla velocità nominale della porta. Si valuta da quanta capacità di calcolo consegna davvero, con quale costanza, con quale latenza di storage, con quali garanzie sui dati e con chi è responsabile quando qualcosa va storto.
Per un sito vetrina o un ambiente di test, risparmiare può essere la scelta giusta. Per un e-commerce, un servizio in abbonamento o un’applicazione da cui dipende il fatturato, il prezzo del server è quasi sempre la voce meno importante del conto.
In Managed Server progettiamo e gestiamo Server Dedicati e infrastrutture per WordPress, WooCommerce, PrestaShop e Magento con risorse misurate, backup indipendenti e verificati, monitoraggio applicativo e assistenza sistemistica Linux. Se state valutando dove portare il vostro progetto, o se lo avete già su un VPS economico e non siete sicuri di cosa succederebbe in caso di guasto, possiamo aiutarvi a fare i conti prima che li faccia l’imprevisto.
Fonti
- Contabo, documentazione VPS: vCPU condivise, SSD e NVMe, porte, fair use, snapshot, upgrade e downgrade.
- Contabo, condizioni generali: disponibilità del 99,9%, banda non garantita, obblighi di backup, prezzi, durata e disdetta.
- Contabo, Auto Backup: retention di 10 giorni, ripristino, recuperabilità non garantita.
- Contabo, regole sul traffico: soglie in uscita e riduzione della velocità della porta.
- Contabo, Unmanaged VPS: responsabilità del cliente e perimetro del supporto.
