15 Agosto 2022

Gli hosting WordPress non sono tutti uguali.

Vediamo il caso di questa testata giornalistica che ha decido di cambiare fornitore passando ad un hosting fallimentare.

Come abbiamo scritto precedentemente in questo articolo citando un caso di un ex cliente, non tutti gli hosting sono uguali.

Molto raramente capita di vedere clienti andarsene, tuttavia capita seppur non frequentemente, che clienti ignoranti (nel senso più etimologico del temine, ovvero ignorano, ovvero non conoscono) siano consigliati da persone (ancora più ignoranti) che godendo di piena fiducia consigliano delle soluzioni sulla base di istinto o della buona impressione di un commerciale di turno, senza minimamente preoccuparsi di vagliare la bontà della soluzione proposta e la validità dell’azienda a cui si affideranno.

Fin quando va bene, e fai la scelta giusta, essere degli idioti non è un gran problema, anzi può essere scambiata per una virtù. Quando invece si fa la scelta sbagliata, l’idiozia ha un costo per un sacco di persone che l’idiota in quanto tale nemmeno ha la cognizione di causa.

Se questo potrebbe non essere un problema per un sito vetrina del baretto sotto casa, potrebbe essere deleterio e decretare il fallimento imprenditoriale di una testata giornalistica che vive secondo quell’ormai consueto modello di business basato sugli introiti pubblicitari che sono direttamente proporzionali al numero di visite.

Va sempre rammentato un concetto ben chiaro, oggi essere online significa di fatto competere con altre realtà (in questo caso, testate online) in merito ai contenuti ed alla bontà di essi, nonchè fattori determinanti come l’esperienza utente che oggi più che mai diventa un fattore di ranking e non più una mera vanity metrics fine a se stessa.

L’esperienza utente ormai viene valutata da Google tramite i dati Core Web Vitals di tipo CRUX e non solo Labs.

Significa insomma che ogni browser basato sul motore Chromium, ovvero il motore sviluppato da Google su cui si basa Chrome, invierà per ogni pagina vista dei dati a Google in cui saranno indicati dei parametri tecnici chiamati Core Web Vitals, e tra questi anche il tempo di caricamento della pagina.

Va da se comprendere che se un sito è lento, i visitatori che usano Chrome daranno a Google queste valutazioni e Google comprenderà che il sito è lento.

A quel punto Google dovrà decidere se continuare a mostrare quel contenuto e quel sito, oppure se decidere di preferire e posizionare prima, un altro sito competitor che riporta la stessa notizia ma è molto più veloce. Ovviamente la risposta è scontata e la domanda retorica, perchè Google ha interesse ad offrire esperienze utenti soddisfacenti e dunque più il sito è lento e più è probabile (diciamo pure certo) che la testata giornalistica perderà traffico in maniera importante e dunque anche visite, meno impression di banner, meno remunerazione dai circuiti di advertising e meno monetizzazione.

Un modello di business insostenibile quello dell’editoria online al di sotto del break even.

Bisogna partire da un concetto fondamentale nel mondo dell’editoria online, scrivere contenuti ha un costo, una redazione ha un costo (motivo per cui molti preferiscono delegare la remunerazione a singolo pezzo), e scrivere più articoli al giorno equivale a comprare più cartelle al gioco del bingo o della tombola se preferite.

Chi ha a che fare con molte testate online e blog (noi ne gestiamo indicativamente un centinaio), sa che non tutti gli articoli producono lo stesso traffico, per diversi fattori :

  1. Ci sono siti che trattano meglio l’argomento e vengono premiate sulla SERP
  2. Ci sono siti che vanno prima virali perchè rilanciati da persone di spicco come ad esempio un politico (e questo da la spunta a Google per mantenerlo virale)
  3. Ci sono siti che arrivano prima di noi, per cui per qualche ora un blogghetto di qualche blogger privato che scrive un pezzo a settimana, sarà avanti a testate giornalistiche di rilievo nazionale.
  4. Ci sono argomenti che semplicemente non interessano e pertanto magari ci posizioniamo per primi per giorni interi ma facciamo 1000 visite al giorno.

Da qui è facile arrivare a comprendere che una testata online deve pubblicare molti pezzi per trovare quei due o tre che vanno forte e permettono non solo di compensare i costi degli altri pezzi che non hanno avuto abbastanza letture da andare in pareggio, ma di produrre un guadagno tale da coprire i costi vivi dell’attività imprenditoriale oltre che produrre un utile più o meno cospicuo all’editore che rimane di fatto un imprenditore.

Ovviamente bisogna anche valutare quelle che sono le remunerazioni e il modello di business che si intende sviluppare, ognuno con i suoi pro ed i suoi contro, e molto spesso un mix dei tre principali.

  1. Remunerazione tramite circuiti di Advertising Google AdSense : Normalmente ha un RPM (Revenue per mille) bassino, ma non impatta pesantemente con la user experience limitandosi a caricare banner display advertising e permette di stare abbastanza sereni secondo la logica pochi ma buoni e per tanto.
  2. Remunerazione tramite circuiti di Advertising alternativi a Google AdSense : Tendono a pagare di più ed a volte molto di più di Google Adsense, ma in alcuni casi alcune concessionarie tendono ad essere molto invadenti rischiando di dare una user experience pessima e mettendo in serio pericolo la sostenibilità sul lungo termine.
  3. La vendita di Guest post : questa è un’attività piuttosto remunerativa in base all’autorità del vostro sito in cui la scrittura di un pezzo può essere venduto a 50 – 100 euro e consiste di fatto nel realizzare un pubbliredazionale con un link di uscita follow verso il sito del committente che paga per ottenere un link dal sito e quindi “spingere” il posizionamento. Inutile dire che una testata giornalistica non potrà mai vivere di guest post, se non dosandoli in maniera molto parsimoniosa all’interno della linea editoriale. Oltretutto a Google non piace affatto che un sito inizi ad avere molti link in uscita soprattutto se follow. Non è stupido e comprende facilmente quale sia il motivo e la causa di link uscenti verso siti appena nati e/o con un pagerank bassissimo.
  4. La vendita diretta di banner senza intermediari : il classico esempio in cui la testata giornalistica che parla della Sardegna decida di vendere spazi pubblicitari all’azienda di noleggio auto ai turisti che visitano la sardegna. In questo caso il banner viene venduto in quella che è una contrattazione specifica e che può toccare e sballare sensibilmente le logiche di mercato. Ipotizziamo che quel banner nella posizione Top Header nella stagione estiva valga 1000 euro al mese, rispetto alla stagione invernale che ne vale 200.

A prescindere da come vogliate ragionarla e mixare le tante opzioni cui sopra, l’obiettivo non cambia, avere una differenza tra fatturato e costi che generi utile. Finchè il bilancio è fortemente positivo, positivo, o leggermente negativo (per un breve periodo), l’editore può spingere con la linea editoriale e la sua redazione di articolisti e scrivere molti articoli di cui alcuni andranno in negativo, alcuni andranno in pareggio, altri andranno in forte attivo.

Cosa succede quando il tuo sito è lento e Google ti penalizza o non ti premia ?

Quando Google ti penalizza o non ti premia, magari non posizionando i tuoi articoli in Google News, e non facendoti comparire su Discovery, o magari facendoti comparire su entrambi, ma meno frequentemente e per meno articoli, succede che la testata inizierà a fare meno visite. Diciamo per esempio, un terzo in meno. Quel terzo in meno non viene remunerato da Google (o dal circuito di advertising alternativo sopra menzionato) e dunque l’editore, decide invece di pubblicare 90 articoli al giorno, di pubblicarne 60 per limitare i costi e avere sempre un utile in rapporto ai costi.

Succede allora così facendo, che in quei 30 articoli mancanti, magari manca l’articolo sulla candidatura del consigliere ex sindaco o il pezzo che parla dei vermi trovati in un noto marchio di pasta che sarebbe stato il trend del momento e da solo avrebbe prodotto magari 250 mila visite che al costo “standard” di due euro ogni 1000 impressioni, avrebbe apportato come introito una somma di 500 euro.

Se consideriamo che il prezzo medio di un articolo online è di 5 euro, significa che quelle 500 euro ci avrebbe dato la possibilità di scrivere altri 10 articoli, di cui magari altri 2 sarebbero andati virali portandoci altri mezzo milione di visite, e permettendoci di avere utili a sufficienza da accantonare una parte del guadagno e reinvestirne il resto per la scrittura di nuovi articoli o altre attività satellite come ad esempio, il posizionamento dei banner in modo più efficace, il noleggio di server più veloci, consulenze SEO, esperti PageSpeed, e situazioni che se ben strutturate portano l’azienda a crescere di traffico, di valore e di RPM.

Se non hai visibilità insomma, e il tuo sito non fa centinaia di migliaia di visite al giorno, non avrai le risorse per mantenere una redazione e pagare gli articolisti, fino ad arrivare al punto che licenziamento dopo licenziamento, rimarrai tu solo a scrivere articoli sulla testata prima di renderti conto che di fatto il gioco non vale la candela e hai ormai interrotto quel “moto perpetuo” fatto di articoli, visite, monetizzazione, articoli, visite, monetizzazione, articoli, visite monetizzazione, in un lento crescendo continuo.

Il caso specifico ovviamente censurato.

Per ovvi motivi non possiamo fare nomi e menzioni perchè vige sempre un approccio professionale anche con le situazioni più pruriginose che vorremmo davvero narrarvi in ogni singolo aspetto, tuttavia è sufficiente pensare che dopo due anni e 3 mesi di servizio di Hosting WordPress offerto ad una testata giornalistica, l’editore imbeccato da un’aziendina a conduzione personale che dichiara di fare pubblicità (nel portfolio clienti non compare nomi di spicco ne casi di studio ammirevoli) online e non solo, decide di cambiare fornitore di Hosting.

Ci sta. E’ normale, lecito e corretto cercare di fare meglio quello che fino ad allora era comunque fatto molto bene, considerando comunque senza troppa modestia, ma nemmeno senza troppo sensazionalismo che tutte le specifiche tecniche di uno stack software lato server, ancora oggi ci permette di servire clienti come questo che vedete con questi numeri e questa caratura, traffico AMP più traffico normale, 85 milioni di pagine viste al mese.

Per cui viene facile ipotizzare e comprendere che il nuovo fornitore di Hosting WordPress sarà sicuramente migliore del nostro e farà sicuramente meglio di noi.

Pertanto abbiamo aspettato che il sito fosse migrato per trarre in primis delle valutazioni, secondo l’ottica “misurare per decidere”, e seguentemente trarre anche delle conclusioni.

Abbiamo aspettato pertanto lo switch dei DNS per accorgerci sin da subito navigandolo da normalissimi utenti con il browser come farebbe un qualsiasi visitatore che il sito era estremamente lento. Un tempo di attesa di svariati secondi prima dell’invio delle risorse ed un’esperienza utente che era fastidiosa e snervante sin da subito.

La stessa esperienza che diventava impossibile con tempi di attesa biblici se effettuata cliccando su un link da Facebook.

Abbiamo pertanto valutato che il sito era banalmente caricato su un server con Plesk e che non supportava molte delle feature tecniche e tecnologiche che contraddistinguono il nostro servizio di Hosting WordPress orientato alle performance.

Abbiamo pertanto valutato la velocità di navigazione con Pingdom e comparata in un’onesta analisi differenziale a dei dati in nostro possesso misurati con Pingdom di cui vi riportiamo seguentemente gli screenshot ovviamente censurati.

 

Sito migrato comparazione Pingdom prima dopo

Come possiamo vedere il sito che prima apriva in 1,02 secondi, ora impiega 7,25 secondi. Per correttezza e trasparenza sebbene riportato un solo screenshot, va detto che mentre il nostro hosting ha aperto il sito su più test in un range di tempo che va dai 950ms fino a 1,3 secondi, il nuovo fornitore ha avuto un valore minimo di 3,5 secondi fino ad un valore massimo di 13, con una frequenza media non inferiore ai 4 secondi.

Diciamo pure che è corretto e pacifico dire senza considerare i casi peggiori, che nella migliore delle ipotesi il nuovo fornitore è ben QUATTRO VOLTE PIU’ LENTO di noi.

C’è chi sostiene che una home page, o meglio una pagina web che pesi 5,5 mega, sia un peso assolutamente inadeguato per un sito web e non possiamo far altro che concordare con questa osservazione, tuttavia è bene focalizzarsi sul fatto che a prescindere dal peso che non è variato nella migrazione, rimanendo tra i 5.6 e i 5.7 megabyte di peso complessivo, il sito prima caricava ben SETTE VOLTE più veloce.

Non parliamo del 10% o del 20% in più, valori che già di loro in giustificano il passaggio verso un fornitore migliore e più competente, ma parliamo di un peggioramento del 700%.

Abbiamo parlato con il contatto tecnico per far presente il problema.

Abbiamo parlato telefonicamente con il contatto tecnico (oltretutto cercando tra la corrispondenza Outlook, era già un nostro contatto sin dal 2020) “il tizio che si occupa di pubblicità” per parlare di altre opportunità di collaborazione e siamo finiti a parlare del pessimo lavoro che era stato fatto in termini di velocità nel passaggio al nuovo fornitore, con un TTFB elevatissimo e un tempo di apertura del sito che persino alle 0:23 di Ferragosto (in cui il server dovrebbe essere scarico con nessuno collegato) restituisce un TTFB a dir poco VERGOGNOSO di 4,2 secondi.

Un valore davvero imbarazzante se misurato con quello di un altro nostro cliente “Ilcorrieredellacitta.com” che monta lo stesso identico tema ed ha un TTFB di 0,169 secondi ovvero 24,8 volte inferiore, cioè 24,8 volte MIGLIORE.

[root@mail ~]# time curl -I https://www.laCENSURATO.it
HTTP/1.1 200 OK
Date: Sun, 14 Aug 2022 22:22:58 GMT
Content-Type: text/html; charset=UTF-8
Connection: keep-alive
link: <https://www.laCENSURATO.it/>; rel=shortlink
vary: Accept-Encoding
x-cache-status: MISS
x-powered-by: PleskLin
CF-Cache-Status: DYNAMIC
Expect-CT: max-age=604800, report-uri="https://report-uri.cloudflare.com/cdn-cgi/beacon/expect-ct"
Report-To: {"endpoints":[{"url":"https:\/\/a.nel.cloudflare.com\/report\/v3?s=523ix60ANRh931Z7AmsEGyyptL%2BkA2kmPbqgbjFRK%2BbJymfkn8EPXn
9kdJESMDxx1xcNO%2Br1VXG4TBP45rPN6Ti1zMwPuP01yMnAL9a%2FcRGLwXoDFridRIT%2BO8Go0347CjaxAuqc0tpAXCc%3D"}],"group":"cf-nel","max_age":604800}
NEL: {"success_fraction":0,"report_to":"cf-nel","max_age":604800}
Server: cloudflare
CF-RAY: 73ad17865d3ec2ac-VIE
alt-svc: h3=":443"; ma=86400, h3-29=":443"; ma=86400


real 0m4.269s
user 0m0.037s
sys 0m0.025s
[root@mail ~]# time curl -I https://www.ilcorrieredellacitta.com
HTTP/1.1 200 OK
Server: nginx
Date: Sun, 14 Aug 2022 22:25:09 GMT
Content-Type: text/html; charset=UTF-8
Connection: keep-alive
Vary: Accept-Encoding
Link: <https://www.ilcorrieredellacitta.com/wp-json/>; rel="https://api.w.org/"
Link: <https://www.ilcorrieredellacitta.com/wp-json/wp/v2/pages/5>; rel="alternate"; type="application/json"
Link: <https://www.ilcorrieredellacitta.com/>; rel=shortlink
Last-Modified: Sun, 14 Aug 2022 22:02:14 GMT
X-Cacheable: YES
X-Varnish: 980407952 980393209
Age: 1375
Via: 1.1 varnish
X-Server: Managedserver.it Hosting
X-Cache: HIT
X-Hosting-By: managedserver.it - Performance Managed Hosting


real 0m0.169s
user 0m0.040s
sys 0m0.025s

Fatto sta che avendolo contattato menzionando la problematica ed invitato a fare un controllo sui valori della velocità, ha preferito liquidarci dicendo che aveva impiegato 40 giorni per pianificare la migrazione, (sottolineo QUARANTA GIORNI), e che aveva fretta di andare in vacanza e non aveva voglia di rifare nuovamente la migrazione per tornare al server dove era prima.

Alla comunicazione delle problematiche imminenti a livello SEO che si sarebbero verificate da li a poco per le motivazioni sopra elencate inerenti ai Core Web Vitals e alla velocità del sito web, ci invita a rivolgere le nostre “lamentele” ed indicazioni all’editore. La risposta ovviamente è piuttosto scontata ed è quella che non possiamo rivolgerci all’editore in quanto è ignorante nel senso etimologico del termine, ovvero un individuo non in grado di confrontarsi sul piano tecnico con virtuosismi come TTFB, Early Data, TCP BBR e acronimi vari che sono complessi da argomentare persino tra sistemisti competenti.

Questo personaggio che prosegue nella telefonata definendosi un commerciale e non un tecnico, pensa bene al fine di screditarci che sia opportuno contattare l’editore per comunicare che gli abbiamo dato dell’ignorante decontestualizzandolo però dal contesto e lasciando intendere come un insulto gratuito, piuttosto che di una pacifica valutazione oggettiva sulle competenze dello stesso.

L’editore venuto a conoscenza di quello che è stato comunicato come un insulto, comunica a terze parti in comune che la nostra azienda lo sta insultando, e ovviamente il rivenditore del servizio telefona per capire cosa stesse succedendo in quanto l’editore gli ha comunicato che noi lo stessimo insultando quando di fatto nessuno della nostra azienda ha minimamente parlato con l’editore, ma solo con il suo referente di fiducia (il tuttofare pubblicitario che vuol capirne anche di tecnologia).

Ovviamente contattiamo l’editore, in primis per scusarci del fraintendimento ed ovviamente per spiegare il contesto riferito all’inutilità di parlare di tecnicismi con un non tecnico come abbiamo fatto sopra.

Troviamo una persona prevenuta, indisponente che di fatto ci liquida in 10 secondi di telefono non dandoci nemmeno 1 minuto per intavolare un discorso armonioso e pacifico che avrebbe fatto luce sulla vicenda e l’avesse messo in guardia degli effetti nefasti ed incombenti di tale scelta scellerata, ovvero quella di scegliere un fornitore che ha trasformato un sito veloce in un sito assolutamente inadeguato per gestire una testata giornalistica online.

Ovviamente capito le problematiche dell’editore, nonchè la singolare vicenda che professionalmente parlando dal 2005 ad oggi non trova eguali viene da chiedersi se l’editore o la sua persona di fiducia abbia la competenza per comprendere almeno spannometricamente quali possono essere le conseguenze che dovrebbero essere lampanti anche a qualsiasi persona non tecnica, nel momento in cui si esordisce con “il sito è ora SETTE volte più lento”.

A tal proposito lo abbiamo chiesto a delle figure professionali che popolano gruppi Facebook come Fatti di SeoZoom, Web Developers Italia e simili, chiedendo, postando lo screenshot del test pingdom sopra nell’analisi differenziale prima e dopo, quali potrebbero essere le conseguenze di tale lentezza. Qualcuno ha voluto anche azzardare quali possano essere le cause, e tale approccio superpartes serve ancora una volta a comprendere e dimostrare quanti improvvisati operano ancora li fuori senza minimamente avere a cuore il business del cliente, e della redazione che a breve verrà licenziata perchè il giornale non monetizzerà più a sufficienza.

 

Era ovviamente facile capire quali fossero le risposte date dai professionisti, per un professionista, ma è bene ancora una volta avere e mostrare delle conferme superpartes per dimostrare che non inventiamo nulla ne ci approcciamo tramite menzogne come fanno alcune aziende di Hosting che non hanno la decenza e l’etica morale di non prendere un cliente se non riescono ad apportare valore aggiunto e migliorare una situazione di partenza.

Ci sono aziende di hosting li fuori (purtroppo) che non hanno rispetto alcuno del cliente e non hanno alcun problema nel far fallire intere attività imprenditoriali pur di vendere un server in più.

La cosa più sconcertante di tutta la vicenda in questo trittico di ignoranti è che nessuno sembra avere a cuore la sorte della testata giornalistica, ne l’editore, personaggio borioso per comprendere che forse non stanno facendo il loro interesse, ne il personaggio di fiducia (aka commerciale pubblicitario) che sembra avere solo fretta esclusiva di andare in vacanza e fregarsene del danno fatto a cui non sta rimediando, ne il nuovo fornitore di hosting che è ben disinteressato di ripristinare o quantomeno migliorare quei valori mostrati sopra che lasciano intendere pressapochismo ed assoluta incompetenza.

Dispiace solo molto per la redazione, gli articolisti e tutti coloro che subiranno le conseguenze di questa manica di improvvisati che giocano a fare gli imprenditori senza alcuna cognizione di causa e rifiutando persino suggerimenti e moniti su quello che succederà se la situazione attuale continuerà a persistere.

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