15 Luglio 2022

Il problema dei piccoli Hosting provider con Datacenter di proprietà

C’è un problema non troppo velato che affligge molti dei piccoli hosting provider con datacenter di proprietà.

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Questo è un articolo che probabilmente non piacerà a molti colleghi che si sentiranno tirati in causa da questo post, tuttavia non è una critica sterile ma una pura constatazione che in questa settimana più che mai ci ha permesso di capire le difficoltà che alcune scelte imprenditoriali estremamente coraggiorse e degne di nota intraprese una decina di anni fa si stanno rivelando problematiche al giorno d’oggi.

Il caso specifico preso in esame

Ci contatta un cliente che chiede per un progetto l’allocazione di 6 macchine con 32 core e 64 CPU cadauna. La scelta ricade nel modello AMD EPYC 7502P 32core della nota casa AMD ormai degna concorrente della più famosa Intel.

Non ci dilungheremo troppo nella diatriba tra AMD ed Intel lato server su cui abbiamo già scritto un post, ma basti soffermarsi sul prezzo di questa sola e singola CPU che sta a circa 3000€.

AMD EPYC 7502P

E parliamo solo della CPU, del processore insomma. Ad aggiungere RAM, scheda madre, case, e dischi nVME in RAID 1 si arriva abbondantemente oltre a 4000€ per singola macchina.

Adesso concentratevi sul fatto che il cliente già sopra menzionato ve ne abbia chieste sei, non una macchina ma sei. Dovremmo calcolare un costo di 4000 euro per 6 macchine a cui fare un ricarico seppur minimo di 20% sul costo vivo sostenuto.

Nello specifico dovremmo spendere per l’acquisto della macchine 24 mila euro e fatturarne al cliente 29 mila euro comprensivo del nostro guadagno.

Potrebbe sembrare anche un affare, ma il cliente ha bisogno di quelle macchine per 2 mesi e non per sempre, pertanto se volessimo distribuire il costo per i due mesi necessari, il cliente dovrebbe comunque spendere ben 15 mila euro al mese o decidere di noleggiarle a 2000 euro al mese per un totale di 4000 euro e sperare di poterle subito dopo noleggiare a qualcun altro.

Il problema insomma è chiaro, certe macchine sono molto costose e può capitare l’esigenza di doverne disporre nell’immediato e per un breve periodo. Quale datacenter comprerebbe nell’immediato 6 macchine per una spesa di 24 mila euro per ammortizzarne 4000 subito e lasciare al caso la possibilità di rinoleggiarle da li a breve ?

Qualcuno forse si, molti datacenter più piccoli ovviamente no. Ed ecco il problema che si palesa molto eloquentemente, i costi per la gestione di un Hosting Provider oggi sono fuori da ogni logica e ben oltre il rischio imprenditoriale che ogni imprenditore col capitale sia disposto a correre.

Business liquido, i concetti fondamentali.

Per capire meglio il concetto alla base della crisi di Hosting provider con Datacenter proprietari bisogna necessariamente introdurre cosa sia un business liquido.

Un business liquido ha l’obiettivo di creare aziende ad alto reddito con costi minimi. La prima cosa che un imprenditore liquido deve fare è, come abbiamo visto, eliminare i costi fissi che sostiene ogni mese. L’impresa liquida farà fronte solo ai costi variabili, ovvero a quei soldi spesi per far tornare altri soldi.

Per creare un business liquido di successo occorre seguire questi passi:

  1. Ridurre al minimo, o eliminare del tutto, i costi fissi;
  2. Organizzare una squadra di professionisti dislocati in punti diversi, anche geograficamente distanti, ma in modo che le loro esigenze e i loro tempi siano compatibili con le necessità dell’azienda;
  3. Avvalersi di collaboratori o lavoratori freelance;
  4. Fare a meno della sede aziendale e dei suoi relativi costi;
  5. Incentrare tutta l’impresa liquida su un modello che preveda esclusivamente costi variabili, ovvero costi che cambiano proporzionalmente al fatturato. I costi variabili sono tutti quei costi che variano al variare della quantità che produci. Ciò significa che se si produce zero, i costi variabili saranno zero. I costi variabili più tipici sono i costi per l’acquisto di materie prime, di semilavorati, di prodotti finiti. Poi ci sono altri costi variabili come le utenze, i costi commerciali e alcuni costi di amministrazione.

E’ palese che avere un Datacenter di proprietà i cui si ha necessariamente a che fare con costi fissi, datacenter, sicurezza, sistemi antincendio, connettività ridondata, sistemi elettrici ridondati, sorveglianza, routing nonchè un parco macchine vasto e con modelli in pronta consegna in meno di 24 ore sia l’esatto opposto di un business liquido e ne conseguono tutte le problematiche di gestione e contenimento dei costi che non possono essere gestiti.

Magari nel nostro caso specifico preso in esame sopra, potremmo anche trovare il piccolo datacenter che ha disponibile e libere 6 macchine di quel tipo, ma cosa succederebbe se invece di 6 ne avessero chieste 20 ? Siamo sicuri che il piccolo datacenter che fattura 1 milione l’anno con 100 mila euro di utile sarebbe stato in grado di mettere mano alla cassa e spendere sull’unghia 80 mila euro (circa la metà dell’utile) sapendo che avrebbe ammortizzato i restanti 60 mila FORSE nei mesi seguenti ?

La risposta è facile e non c’è bisogno nemmeno di scriverla.

La soluzione ad un business non liquido è un’economia di scala.

Se si hanno dei costi fissi importanti tra datacenter, personale, server, e tutta la lista dei costi che abbiamo precedente elencato, l’unica soluzione ottimale che si ha è quella di avere economie di scala. Se un datacenter che costa nella gestione, una spesa viva di 30 mila euro al mese, più un parco macchine di 500 server (costati una media di 1 milione di euro ipotizzando siano costati 2000 euro l’uno), sappiamo perfettamente che per poter andare in positivo dovremmo gestire queste macchine per un ciclo vita di 2 anni.

Il conto della serva dice che la gestione del datacenter costa 720 mila euro in due anni, e che le macchine mi sono costate 1 milione di euro per un totale di 1 milione e 720 mila euro.

Quanto dovrebbe costare la mensilità del singolo server per andarci pari in due anni ?

143 Euro. Per andarci pari appunto.

Non vogliamo aggiungerci un utile del 25% ? Allora la macchina dovrà costare 178 Euro.

Com’è possibile che quella macchina che costa 178 euro (il solo ferro si intende senza nessuna assistenza sistemistica sopra), noi riusciamo a venderlo a 50€ ?

E’ più chiato ora il problema ? Quelle macchine che vengono vendute a 178€ al mese oppure :

  • 135€ / mese se si decide di ammortizzarle in 3 anni
  • 124€ / mese se si decide di ammortizzarle in 4 anni
  • 113€ / mese se si decide di ammortizzarle in 5 anni
  • poi sono vecchie e da buttare

Noi ad esempio le vendiamo a 50€ / mese.

Quindi simuliamo un’economia di scala, in cui lo stesso datacenter con gli stessi identici costi di gestione, riesca ad allocare non 500 ma 5000 server.

Avremo un costo di gestione mensile di 30 mila euro e un costo dei server di 1500 euro (perchè ne abbiamo comprati 5000 e abbiamo trattato con l’importatore europeo risparmiando il 25% dei costi), spendendo non 10 milioni ma solo 7,5 milioni.

Adesso con questi nuovi parametri, andiamo a vedere quale è il miglior prezzo che si riesce a fare al cliente finale considerando una marginalità di guadagno del 25%.

Quanto dovrebbe costare la mensilità del singolo server per andarci pari in due anni?

68,5 Euro. Per andarci pari appunto.

Non vogliamo aggiungerci un utile del 25% ? Allora la macchina dovrà costare 83,57 €

Com’è possibile che quella macchina che costa 83,57 euro (il solo ferro si intende senza nessuna assistenza sistemistica sopra), noi riusciamo a venderlo a 50€ ?

E’ più chiato ora il problema ? Quelle macchine che vengono vendute a 83,57€ al mese oppure :

  • 58€ / mese se si decide di ammortizzarle in 3 anni
  • 45€ / mese se si decide di ammortizzarle in 4 anni
  • 37€ / mese se si decide di ammortizzarle in 5 anni
  • poi sono vecchie e da buttare

Avete capito insomma con questo esempio estremamente generoso (in cui i costi di gestione rimandono fissi per puro scopo esemplificativo) ma dove gestire 5000 macchine richiede una squadra reale di almeno 10 sistemisti, che la strada del successo sta nell’economia di scala, secondo le più basilari norme della ricerca operativa.

Un tempo furono pionieri.

E’ inevitabile che per fare Hosting qualcuno all’epoca verso il 1996 decise di allestire capannoni che sarebbero nel tempo diventati datacenter. Va dato riconoscimento e gloria a coloro che in quanto pionieri decisero di cominciare con le prime server farm per allestire poche centinaia di macchine e poi crescere crescere e crescere fino ad arrivare alla loro massima capacità.

Non si può biasimare le scelte di coloro che decisero di investire proficuamente in un business che all’epoca andava gestito e svolto in quel modo, il problema nasce nell’era di mezzo in cui era già troppo tardi per costruire datacenter per il vasto pubblico che non sarebbero stati sufficientemente scalavili per garantire le migliori condizioni di prezzo al cliente medio.

E’ un po’ come la storia delle videoteche e delle videocassette insomma, chi ha iniziato negli anni 80 e ha spinto fino agli anni 2000 ha avuto sicuramente un periodo estremamente florido e proficui imprenditorialmente parlando, nessuno avrebbe immaginato che da li a poco con l’avvendo di internet le videoteche sarebbero andate a scomparire.

Per chi ha iniziato negli anni 80, il 2000 è stato probabilmente l’anno per andare in pensione e godersi i meritati guadagni, per chi ha iniziato nel 1995, probabilmente l’anno 2000 è stato l’anno in cui ha dichiarato bancarotta non recuperando nemmeno l’investimento.

Quello che sta succedendo è esattamente questo. Il mondo dei pionieri che si scontra col mondo del business liquido sopra introdotto.

Business liquido VS business non liquido.

E’ chiaro che un’economia di scala che cresca in modo sano porta necessariamente ad utili tanto elevati quanto elevata è la crescita. Tuttavia la crescita non può essere infinita per forza di cose, e sopratutto le risorse economiche di aziende che non hanno forza di crescere e si limitano a salette server con un migliaio di server e costi di gestione altissimi.

Queste aziende, sicuramente con tecnici estremamente competenti in grado di occuparsi della gestione di un Autonomous System e del routing a livello BGP, tuttavia si scontrano con sysadmin nuova scuola o meglio devops o Full Stack Developer che semplicemente noleggiano o affittano server o istanze da aziende datacenter che fanno economia di scala non con 10 mila server, ma con MILIONI DI SERVER.

L’imprenditore “liquido” insomma scarica i rischi di impresa sull’azienda che fa economia di scala e accetta di pagare un 10% in più su un costo teorico che non avrebbe comunque potuto permettersi.

Inutile ragionare nel mondo ipotetico del “se”. Se avessi avuto 10 milioni da investire avrei potuto vendere o comprare un server a 31 euro al mese. Non ce l’hai il capitale, ti accotenti di pagarlo 40 e ricaricare sopra quello che è il reale servizio a valore aggiunto.

Un server da 40 euro al mese è solo un server da 40 euro al mese. Un server da 40 euro al mese in grado di fornire e reggere 200 milioni di pagine viste al mese con revenue pubblicitarie per circa mezzo milione al mese, non è più un server da 40 euro al mese, ma è uno strumento che permette di guadagnare mezzo milione all’editore (cliente finale) e che in virtù di ciò e della sua funzione può essere venduto tranquillamente a 1000 euro al mese.

A chi vende servizi non serve e non interessa avere un datacenter di proprietà, interessa avere un datacenter che segua economie di scala e abbia risorse tecniche e tecnologiche migliori per lui e per il datacenter stesso, con la consapevolezza di trovare nel datacenter stesso tutto l’occorrente per la gestione hardware delle macchine (ricambi, guasti, riparazioni, nuove installazioni), tutto l’occorrente per la gestione del networking (routing ridondato, gestione BGP, gestione switch, router ed apparati di rete), e tutto l’occorrente dal punto di vista della gestione energetica, sicurezza perimetrale, controllo accessi, gestione incendi e via di seguito,

Ecco perchè in Italia dai datacenter italian vedrete prezzi sempre maggiori rispetto ad aziende di Hosting che si forniscono dai “soliti” datacenter Tedeschi o Olandesi, perchè le economie di scala sono a vantaggio dei datacenter con milioni di server.

Ed anche in Italia, i migliori prezzi dai datacenter italiani si trovano da datacenter che applicano economie di scala e gestiscono centinaia di migliaia di server.

In Conclusione

Abbiamo visto come alcuni modelli di business pionieristici sono diventati estremamente più difficili da condurre in un contesto sempre più competitivo in cui l’economia di scala prende necessariamente il sopravvento e mette in difficoltà le piccole e medie aziende di hosting che si ritrovano a dover fare i conti con costi di gestione fissi e mancanza di competitività con grossi datacenter con 100 dipendenti e 500 milioni di fatturato annuale.

Serve davvero continuare a vendere “ferro” piuttosto che vendere servizi e focalizzarsi sui servizi e sugli aspetti prettamente sistemistici ?

Serve ancora costruire datacenter di proprietà che poi se visti da Google Earth sono essenzialmente dei piccoli capannoni con un cancello alto due metri e nemmeno il filo spinato ?

Serve davvero costruire datacenter di proprietà e fare investimenti milionari per garantire il minimo indispensabile laddove una società di consulenza sistemistica come la nostra riesce a fornire servizi maggiori, migliori ed a basso costo in quanto non abbiamo costi importanti nella gestione del nostro datacenter virtuale ?

Ai tempi di Amazon AWS, del Cloud, delle istanza usa e getta, di 1000Gbit di banda usata per sole 24 ore, e contratti che nascono e muiono con la stessa velocità del battito di ali di una farfalla, ha senso ragionare ancora con le “salette” server per poter dire fieri e soddisfatti “abbiamo datacenter di proprietà” ?

A chi interessa ?

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