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Per oltre due decenni MySQL ha rappresentato il pilastro dell’open source moderno: il database di riferimento per WordPress, Joomla, Drupal, Magento, forum, blog, e-commerce, CRM e praticamente qualsiasi applicazione web nata dagli anni 2000 in avanti. Una storia leggendaria, fatta di prestazioni, semplicità, familiarità e una comunità gigantesca. Negli ultimi mesi, però, qualcosa sembra essere cambiato. E non si tratta di un’impressione, ma di un dato oggettivo: il repository pubblico di MySQL su GitHub non riceve commit da oltre 4 mesi. Un silenzio anomalo, che coincide con una serie di fattori preoccupanti, tra cui i licenziamenti interni di Oracle avvenuti a settembre, proprio nel team responsabile del progetto. Questo non significa che MySQL sparirà. Sarebbe un’affermazione sensazionalistica e falsa. MySQL è installato su milioni di server, viene aggiornato tramite i canali ufficiali Oracle e continuerà a funzionare per anni. Tuttavia, ciò che sta accadendo al codice pubblico è un segnale chiaro e inequivocabile: MySQL non è più – nei fatti – un progetto open source guidato da una comunità. È ormai un prodotto proprietario, sviluppato dietro porte chiuse, con logiche commerciali e priorità diverse da quelle del mondo open che un tempo lo ha fatto crescere. In questo articolo analizzeremo cosa sta succedendo, perché accade, quali sono le conseguenze e perché MariaDB e PostgreSQL stanno superando MySQL in modo sempre più evidente.
1. Un repository pubblico fermo da quattro mesi: cosa significa davvero?
Il repository GitHub di MySQL, da sempre la versione “pubblica” del codice, oggi mostra un quadro desolante: nessun commit da oltre quattro mesi. Per un progetto di queste dimensioni, con migliaia di installazioni enterprise, cloud e mission critical, un congelamento così lungo è insolito, quasi innaturale. Alcuni sviluppatori hanno già fatto notare che Oracle potrebbe star continuando lo sviluppo privatamente e pubblicando aggiornamenti solo in formato tarball al momento delle release. Questo è vero: Oracle ha la possibilità legale di farlo, essendo MySQL sotto licenza duale (GPL e commerciale). Ma resta un punto fondamentale: un progetto open source senza contributi pubblici non è open source nella sostanza. È open source solo sulla carta. Il codice viene rilasciato solo al momento delle versioni finali, senza cicli di sviluppo osservabili, senza discussioni aperte, senza pull request, senza partecipazione della comunità. Ed è qui che MySQL smette di essere un progetto vivo.
2. I licenziamenti in Oracle e l’impatto sul team MySQL
A settembre Oracle ha effettuato tagli significativi all’interno di diversi reparti. Tra questi, anche la squadra dedicata allo sviluppo di MySQL. Non sono trapelate dichiarazioni ufficiali, ma più fonti interne e contributori storici hanno confermato che il team ha subito ridimensionamenti pesanti, con la perdita di figure chiave che per anni avevano contribuito alla stabilità e all’evoluzione del progetto.
Questo ridimensionamento non arriva in un momento casuale. Negli ultimi due anni Oracle ha dovuto affrontare pressioni economiche notevoli legate all’avvento dell’intelligenza artificiale, un settore in cui i costi infrastrutturali sono esplosi: GPU sempre più costose, data center da ampliare, interconnessioni ad alta densità e consumi energetici in crescita. L’azienda ha deciso di investire massicciamente in infrastrutture AI, partnership strategiche e servizi cloud orientati ai modelli generativi. Tutto questo ha richiesto risorse enormi e, inevitabilmente, ha comportato sacrifici su altri fronti.
In questo quadro, MySQL — un prodotto che per Oracle genera valore soprattutto in ambito enterprise a pagamento, ma poco margine nella sua versione Community — è diventato un candidato naturale per tagli e riduzioni. Da un punto di vista strettamente aziendale, non stupisce che Oracle abbia preferito concentrare investimenti sulle linee di business più redditizie e strategiche per il futuro, lasciando MySQL in uno stato quasi di “manutenzione minima”.
Il risultato è visibile: un progetto che smette di ricevere commit pubblici proprio mentre il team interno viene ridimensionato. Il collegamento diventa evidente: meno sviluppatori, meno risorse, meno investimenti, meno controllo qualità, meno roadmap pubblica, meno priorità aziendale. Un software open source può sopravvivere a tanti problemi, ma non a questa combinazione pericolosa: silenzio + tagli + sviluppo chiuso. È il segnale più chiaro che MySQL non è più centrale nella visione strategica di Oracle.
3. MySQL non è mai stato davvero libero dopo l’acquisizione di Oracle
Per capire l’origine della situazione attuale bisogna tornare al 2010, quando Oracle acquistò Sun Microsystems e quindi MySQL AB. Fin da subito ci furono timori: un colosso che basa gran parte dei suoi ricavi su un database proprietario avrebbe davvero interesse a far prosperare un concorrente open source e gratuito? La risposta, col tempo, è diventata evidente.
Dopo l’acquisizione, Oracle ha rafforzato il modello dual-license, spingendo sulla versione Enterprise a pagamento e riducendo progressivamente la trasparenza dello sviluppo della Community Edition. Molte funzionalità avanzate sono state rese esclusive della versione commerciale, mentre il codice pubblico ha iniziato a ricevere meno contributi, meno discussioni e meno roadmap. In parallelo, molti degli ingegneri storici di MySQL hanno lasciato il progetto, contribuendo alla nascita e alla crescita di MariaDB, il fork creato proprio per preservare l’approccio originale.
Per anni questa situazione è stata tollerata perché MySQL rimaneva lo standard di fatto del web, e le alternative — MariaDB e PostgreSQL — erano ancora in fase di crescita. Ma oggi lo scenario è cambiato: MariaDB è diventato un progetto moderno, aperto e sostenuto da una comunità reale, mentre PostgreSQL ha conquistato gli sviluppatori e i nuovi progetti cloud-native grazie alla sua maturità tecnica. MySQL, invece, si è ritrovato sempre più chiuso, meno innovativo e marginalizzato nella parte più vivace dell’ecosistema open source.
4. MariaDB: il vero successore spirituale
Quando Michael “Monty” Widenius, il creatore originale di MySQL, ha lanciato MariaDB, lo ha fatto con una dichiarazione d’intenti chiarissima: salvare MySQL dall’acquisizione di Oracle e garantire che la sua evoluzione restasse libera, trasparente e realmente open. MariaDB è nato come un fork completo, totalmente compatibile e sostenuto da una fondazione indipendente. Per anni molti lo considerarono soltanto un “piano B”, uno dei possibili fork. Ma oggi è l’esatto opposto: MariaDB rappresenta la continuazione autentica dello spirito originale di MySQL.
Uno dei segnali più evidenti di questa filosofia è la scelta di mantenere e migliorare la Query Cache, una feature storica che Oracle ha rimosso completamente da MySQL 8.0. La giustificazione ufficiale di Oracle fu che la Query Cache introduceva complessità e blocchi, ma in realtà quei limiti dipendevano dall’implementazione interna e dal fatto che MySQL non investiva più nel migliorarla. MariaDB, invece, ha scelto un approccio opposto: non ha solo mantenuto la Query Cache, ma l’ha ristrutturata e ottimizzata, rendendola più scalabile e molto più efficace su workload reali, soprattutto in ambiente web e su piattaforme ad alto traffico con query ripetitive. Questo è un esempio concreto del diverso approccio dei due progetti: dove MySQL taglia, MariaDB migliora e reinveste.
E poi è arrivata MariaDB 12, una release che ha segnato un salto evolutivo enorme. Mentre MySQL negli ultimi anni procede lentamente — anzi, a ritmi quasi nulli nel suo repository pubblico — MariaDB introduced nelle versioni recenti una serie di ottimizzazioni profonde a livello di storage engine, query planner e gestione del threading. Tra le più importanti:
- Ottimizzazioni al motore InnoDB e Aria, con riduzioni significative del contention e miglior gestione dei flussi I/O.
- Miglioramenti sostanziali al costo stimatore del query planner, che permette di scegliere piani di esecuzione più intelligenti e performanti anche in scenari complessi.
- Performance multi-thread potenziate, grazie a un lavoro costante sulla parallelizzazione interna.
- Riduzione della latenza nelle query ad alta concorrenza, con risultati concreti in ambiti come e-commerce e applicazioni real-time.
- Ottimizzazioni al DDL/DML, con operazioni su tabelle larghe e complesse molto più veloci.
- Nuovi miglioramenti nella compatibilità SQL standard, rendendo MariaDB un ambiente più versatile e moderno.
Queste innovazioni non sono semplici patch: raccontano una roadmap viva, coerente, guidata da una comunità che partecipa attivamente e che propone miglioramenti, sperimenta e contribuisce. Esattamente ciò che MySQL aveva perso.
Oggi, infatti, molte distribuzioni Linux hanno scelto MariaDB come database predefinito, proprio perché lo sviluppo è aperto, costante e prevedibile. La compatibilità con MySQL resta altissima, ma ormai è a senso unico: MariaDB continua a introdurre funzionalità, fix e ottimizzazioni che rendono il progetto più avanzato, mentre MySQL procede su binari chiusi e sempre più distanti.
In questo scenario, con MySQL sempre più opaco e orientato a logiche puramente commerciali, MariaDB è diventato la vera continuazione del progetto originale, quello che mantiene lo spirito open source e che continua a evolversi in risposta alle esigenze del mondo reale. Un progetto sostenuto da una comunità vera, partecipativa, che mantiene vivo ciò che MySQL era — e ciò che non può più essere.
5. PostgreSQL: la crescita inarrestabile
Se MariaDB è il successore naturale, PostgreSQL rappresenta un vero cambio culturale. È un database enterprise completo, moderno e rigoroso, progettato con una profondità architetturale che lo rende adatto ai carichi più critici. La sua forza non è solo nella stabilità, ma nella capacità di essere infinitamente estendibile: tramite estensioni e plugin può trasformarsi in un database geospaziale avanzato (PostGIS), in un sistema distribuito per il clustering massivo (Citus) o in un motore ottimizzato per analisi temporali e serie storiche.
A livello tecnico offre MVCC reale, replica logica nativa, partizionamento evoluto, indici avanzati, un planner estremamente sofisticato e un’aderenza agli standard SQL tra le migliori nel panorama open source. Il suo ritmo di aggiornamento è costante, trasparente, comunitario: ogni release introduce miglioramenti concreti, senza rotture improvvise e con un processo di sviluppo totalmente aperto.
Non sorprende quindi che chi oggi progetta sistemi su larga scala, servizi cloud-native, piattaforme enterprise o architetture distribuite scelga PostgreSQL come tecnologia di riferimento. Chi invece ha bisogno di continuità storica, compatibilità e di un “MySQL moderno e libero”, sceglie MariaDB.
In questo contesto, MySQL resta sul tavolo quasi esclusivamente per inerzia o per vincoli ereditati da vecchie applicazioni. Non è più la scelta naturale nei nuovi progetti, ma un componente mantenuto perché già presente o imposto da stack legacy.
6. Il mito della semplicità non basta più
Per anni MySQL ha vinto grazie alla sua semplicità, alla configurazione accessibile e alle buone prestazioni out-of-the-box. Ma il mondo del 2025 richiede altro: clustering nativo, scaling orizzontale, JSON evoluto, ottimizzazioni per container, replica robusta, estensibilità. MySQL ha inseguìto alcune di queste necessità, ma con ritardo e senza un ecosistema realmente aperto. Oggi la semplicità non basta più.
7. Cosa significa davvero che MySQL “si sta spegnendo”?
Non significa che MySQL è morto o inutilizzabile. Significa qualcosa di più profondo: MySQL ha perso la sua natura open source. Quando un progetto smette di accettare contributi pubblici, smette di esporre lo sviluppo, smette di coinvolgere gli utenti, quel progetto non è più comunitario. È un prodotto aziendale. E Oracle lo tratta come tale: roadmap interne, codice pubblicato solo a release concluse, priorità commerciali.
8. Conseguenze per sysadmin e sviluppatori
Nel breve termine, nulla cambia: MySQL continuerà a funzionare, a ricevere patch di sicurezza, a essere presente nei repository. Nel medio-lungo periodo invece:
- meno innovazione
- meno trasparenza
- più rischio di lock-in
- perdita della comunità
- ecosistema di plugin quasi inesistente
- compatibilità ridotta con gli altri fork. Un progetto senza comunità è un progetto che rallenta fino a fermarsi.
9. I grandi cloud provider stanno già facendo scelte chiare
AWS, Google Cloud e Azure stanno investendo molto più su PostgreSQL e su MariaDB rispetto a MySQL. Non è un caso isolato, ma un trend industriale chiarissimo: i principali hyperscaler hanno capito che l’innovazione, la scalabilità e la domanda del mercato stanno andando in direzione PostgreSQL-first. AWS, ad esempio, ha sviluppato due varianti proprietarie — Aurora MySQL e Aurora PostgreSQL — ma negli ultimi anni è stata proprio la versione PostgreSQL a ricevere gli investimenti più consistenti, le ottimizzazioni migliori e la maggiore attenzione nelle roadmap. E quando parliamo di “MySQL” su AWS, nella maggior parte dei casi non si tratta più di MySQL autentico, ma di fork ottimizzati e non pienamente compatibili.
Google Cloud segue la stessa logica: Cloud SQL ha spinto fortissimo su PostgreSQL, integrandolo nativamente con BigQuery, con l’ecosistema Kubernetes e con i servizi di AI. L’integrazione con MySQL invece rimane più statica, quasi di mantenimento, giustificata soprattutto dal vastissimo parco applicazioni legacy che ancora lo utilizza.
Microsoft Azure è ancora più esplicita: il servizio Azure Database for PostgreSQL riceve continui miglioramenti in termini di performance, disponibilità, autoscaling e funzionalità enterprise. Al contrario, il percorso di MySQL su Azure è più piatto, privo di reale spinta innovativa. Anche qui la direzione è lampante.
E poi c’è il paradosso finale: perfino Oracle investe molto di più nel proprio Oracle Database che in MySQL, trattando quest’ultimo come un prodotto minore, quasi un “entry level” per scenari poco rilevanti dal punto di vista strategico. Le iniziative cloud di Oracle, come Autonomous Database, sono tutte centrate sul database di punta della casa madre — non certo su MySQL.
Quando perfino il proprietario del progetto non lo considera una priorità, e i principali provider cloud globali reindirizzano investimenti e innovazione su PostgreSQL, significa che la direzione è evidente: MySQL sta perdendo centralità, lentamente ma inesorabilmente, mentre l’ecosistema cloud si sta allineando su stack tecnologici più moderni, più trasparenti e più attivi.
10. Il sorpasso è già avvenuto
Guardando i trend globali il quadro è ormai chiaro. PostgreSQL è oggi il database open source più avanzato e più scelto nei nuovi progetti, soprattutto grazie al suo modello di sviluppo trasparente, alle funzionalità enterprise (replica logica, MVCC reale, estensioni come PostGIS e Citus) e al ritmo costante di innovazione. Le survey internazionali degli sviluppatori lo collocano stabilmente al primo posto tra le tecnologie database preferite nei nuovi stack cloud-native e nelle architetture moderne.
MariaDB, dal canto suo, rimane il successore diretto di MySQL: è nato come fork guidato dagli stessi creatori originali con l’obiettivo esplicito di preservare libertà, apertura e compatibilità. È oggi la scelta naturale per chi desidera continuità con l’ecosistema MySQL ma senza accettare le logiche chiuse e commerciali imposte da Oracle. Anche molte distribuzioni Linux lo hanno adottato come database predefinito proprio per questo motivo.
MySQL invece sopravvive soprattutto per eredità storica. Rimane estremamente diffuso — soprattutto nel mondo dei CMS e dell’hosting tradizionale — ma la sua traiettoria è quella di un progetto che cresce poco e perde attrattività nei nuovi sviluppi. Non è un declino improvviso, ma una lenta erosione: PostgreSQL domina le nuove adozioni, MariaDB ne raccoglie l’eredità tecnica, mentre MySQL resta fermo, più per inerzia che per vitalità reale. È una leadership che si conserva solo nelle installazioni già esistenti, non più nelle scelte tecnologiche del futuro.
11. Non è la fine di MySQL… ma è la fine di un’epoca
MySQL non sparirà, ma la sua epoca d’oro sì. Non è più il simbolo dell’open source partecipato, il progetto trasparente e comunitario che ha accompagnato l’esplosione del web 2.0. È un prodotto Oracle. Affidabile, certo. Ma non più libero. Quando un gigante smette di correre, altri lo superano. E oggi il futuro dei database open source appartiene a MariaDB e PostgreSQL.