28 Maggio 2023

Le “Mafiette” nel mondo dell’Hosting.

Un viaggio nel mondo delle malefatte tra false recensioni, affiliazioni, alleanze e sabotaggi.

Navigare nel mondo dell’hosting può essere un viaggio tortuoso e intricato, una missione che assomiglia più a un’avventura in una nebbia densa e insidiosa piuttosto che a un percorso lineare e trasparente. Le aziende operanti in questo settore si ritrovano in una competizione feroce, una battaglia incessante per conquistare un posto al sole nel vasto mercato digitale. Questa lotta si svolge in un teatro in cui la verità è un bene prezioso, eppure spesso nascosto, velato o addirittura manipolato in modo da non rispecchiare la realtà.

Il post che state per leggere si propone come una lanterna, una luce che si addentra nella nebbia con l’intento di rivelare ciò che rimane celato. L’obiettivo è esporre e analizzare le pratiche malevole e ingannevoli che alcune aziende, purtroppo, hanno scelto di adottare. Le recensioni false, pubblicate con il solo scopo di manipolare le percezioni del pubblico, le alleanze non etiche, nate non dalla volontà di cooperazione ma da interessi personali, e le tattiche di sabotaggio, strumenti disonesti utilizzati per ostacolare i competitor.

Questo post è un manifesto dedicato alla verità, un tentativo di educare e proteggere gli utenti, di metterli in guardia contro queste pratiche che camminano sulla linea sottile della legalità. Queste azioni nocive non solo danneggiano i fornitori di servizi di hosting che conducono le loro attività in maniera onesta e professionale, ma rappresentano una minaccia reale per i clienti. Questi ultimi, infatti, potrebbero ritrovarsi a compromettere seriamente il loro business online, investendo risorse in servizi non adeguati o ingannevoli.

Recensioni false e referral marketing: una tempesta perfetta nel mondo digitale

Il referral marketing è una strategia molto diffusa nel vasto panorama del marketing digitale: in sintesi, si tratta di una persona o di un’entità che, lodando le virtù di un prodotto o di un servizio, invita la propria audience a provarlo, condividendo un link di affiliazione. Questo sistema prevede che l’affiliato ottenga una commissione per ogni vendita generata attraverso il suo link. Ma quando queste lodi e queste recensioni si rivelano false e ingannevoli, l’ecosistema digitale può trasformarsi rapidamente in un ambiente tossico e viziato.

Per meglio comprendere l’importanza e la gravità del problema, vi racconterò un episodio che abbiamo vissuto in prima persona. Un cliente, dopo aver acquistato uno dei nostri piani di hosting con l’intento di incrementare le prestazioni del suo sito web, ha deciso di inserire dei link sul suo sito. Questi link lodavano le supposte virtù di un altro fornitore di hosting, invitando i visitatori a passare a quest’ultimo. Il fulcro del problema risiedeva nel fatto che i lettori, ignari della reale situazione, non erano consapevoli che l’elevata velocità del sito era dovuta al nostro servizio di hosting, e non a quello proposto. Si tratta di un esempio emblematico di pubblicità ingannevole.

Uno dei principali ostacoli che ostacola la lotta a queste pratiche scorrette è la mancanza di una normativa specifica che regoli la trasparenza nelle recensioni e nei post di affiliazione. In particolare, questa lacuna legislativa colpisce i blog non registrati come testate giornalistiche, rendendo estremamente arduo per i consumatori distinguere tra recensioni autentiche e post sponsorizzati. La conseguenza è una grave disinformazione, che rende i consumatori vulnerabili a messaggi ingannevoli e fuorvianti.

Alleanze con gruppi Facebook che parlano di WordPress: una trappola nel labirinto dei social media

Nell’era della digitalizzazione, i social media si sono trasformati in veri e propri hub di condivisione di conoscenze, luoghi di incontro per professionisti e appassionati di ogni campo. In particolare, Facebook si è affermato come piattaforma privilegiata per la creazione di gruppi dedicati a temi specifici, diventando un focolaio di idee e scambi di informazioni. Tra i tanti, i gruppi dedicati alla programmazione, allo sviluppo e all’assistenza di WordPress rappresentano un fiorente punto di riferimento per chiunque operi o abbia interesse in questo ambito.

Tuttavia, in questa apparente oasi di condivisione e collaborazione, si celano delle dinamiche meno trasparenti e eticamente discutibili. Alcuni fornitori di hosting italiani, infatti, hanno individuato in questi gruppi un’opportunità di business e hanno stretto alleanze strategiche con loro. Attraverso accordi più o meno formali, questi fornitori sono diventati sponsor di questi gruppi, con l’intento di promuovere il loro servizio di hosting presso i membri del gruppo.

Ma qual è il risvolto della medaglia di queste alleanze apparentemente innocue? La risposta risiede in un ambiente in cui la parzialità prevale sulla verità e l’obiettività, in cui l’informazione libera e senza pregiudizi viene soffocata dalla protezione di interessi personali. Questo perché i fondatori e gli amministratori di questi gruppi, per proteggere il loro guadagno derivante dalle commissioni affiliate, spesso adottano tattiche di censura verso chiunque osi suggerire alternative migliori o criticare il servizio dell’hosting sponsorizzato.

La situazione diventa ancor più delicata quando queste tattiche di censura si traducono in veri e propri ban. In questo modo, qualsiasi voce dissonante, qualsiasi suggerimento che potrebbe mettere in discussione l’egemonia dell’hosting sponsorizzato, viene silenziato, espulso dal gruppo. Questo porta alla creazione di un ecosistema in cui non esiste la libera competizione, in cui il consumatore non ha accesso a tutte le informazioni necessarie per prendere una decisione informata.

WP WordPress Italia

In un certo senso, si tratta di una sorta di monopolio dell’informazione, una pratica che, anche se non rientra nel campo della illegalità, rappresenta un comportamento eticamente discutibile e dannoso per il mercato. Un mercato sano si basa sulla libera concorrenza, sulla possibilità per il consumatore di scegliere tra diverse opzioni sulla base di informazioni veritiere e trasparenti. Quando queste condizioni non sono rispettate, si crea una situazione di squilibrio che favorisce pochi a discapito di molti.

Ritengo sia importante sottolineare che non tutti i gruppi Facebook che trattano di WordPress cadono in queste pratiche. Esistono molti gruppi gestiti in modo etico, dove la condivisione di informazioni e la promozione di diversi servizi avvengono in modo trasparente e imparziale. Tuttavia, la presenza di questi “gruppi problematici” rappresenta una realtà che non può essere ignorata e che richiede maggiore consapevolezza da parte di tutti gli attori coinvolti.

L’ombra delle recensioni false su TrustPilot: un ostacolo per le aziende oneste

TrustPilot è uno dei portali di recensioni online più conosciuti e utilizzati nel mondo. Milioni di consumatori vi si affidano quotidianamente per ottenere informazioni sulle aziende, sulla qualità dei loro servizi e sulla loro reputazione. Tuttavia, negli ultimi anni, questa piattaforma si è trasformata in un vero e proprio campo di battaglia per i fornitori di servizi di hosting.

Molte aziende, purtroppo, hanno adottato tattiche ingannevoli e non etiche per manipolare la loro reputazione online. Da un lato, ci sono quelle che si auto-recensiscono positivamente, nascondendosi dietro false identità, creando così un’immagine distorta e ingannevole della loro effettiva competenza e affidabilità. Dall’altro lato, ci sono coloro che utilizzano questa piattaforma per danneggiare i loro concorrenti attraverso recensioni negative e diffamatorie.

Queste pratiche non solo sono eticamente sbagliate, ma in molti casi costituiscono anche reati penali, come la diffamazione. Un esempio concreto di queste azioni dannose l’abbiamo vissuto noi stessi, come azienda. Siamo stati oggetto di una serie di recensioni false, denigratorie e diffamatorie, che hanno cercato di minare la nostra reputazione e la fiducia dei nostri clienti. Abbiamo segnalato queste recensioni a TrustPilot e, sebbene dopo molto tempo molte di esse siano state rimosse, molte altre false recensioni restano ancora online.

Per chi volesse approfondire la vicenda Trustpilot e le false recensioni, abbiamo scritto esplicitamente un post articolato e dettagliato.

Stato Recensioni Trustpilot

Il problema centrale è che TrustPilot, pur essendo uno dei principali siti di recensioni online, spesso non riesce a moderare efficacemente queste recensioni false. Non si accerta adeguatamente dell’identità dei recensori e della veridicità delle affermazioni che vengono fatte nelle recensioni. Questo, purtroppo, contribuisce a creare un clima di disinformazione e inganno, che danneggia sia le aziende oneste che i consumatori.

Le aziende oneste, come la nostra, che si impegnano per fornire un servizio di qualità e per mantenere un’immagine trasparente e affidabile, si trovano a lottare contro queste false narrazioni. D’altro canto, i consumatori, che si affidano a TrustPilot per ottenere informazioni veritiere e imparziali, rischiano di essere ingannati da queste recensioni false.

C’è quindi un bisogno urgente di un maggiore controllo e di meccanismi di verifica più efficaci da parte di piattaforme come TrustPilot. Nel frattempo, è fondamentale che le aziende continuino a segnalare queste pratiche ingiuste e che i consumatori siano consapevoli che non tutte le recensioni che trovano online sono necessariamente vere o imparziali. La verità e la trasparenza devono sempre prevalere, per garantire un mercato equo e un ambiente digitale sano e affidabile.

Sabotaggi e filtraggio delle email: una pratica ingiusta e illegale

Nel mondo competitivo dell’hosting, si assiste a una varietà di tattiche aggressive e ingiuste adottate da alcune aziende per cercare di ostacolare la concorrenza. Una di queste tattiche riguarda il sabotaggio delle comunicazioni via email. Alcuni fornitori di hosting italiani, infatti, bloccano o filtrano le email provenienti da altri fornitori di hosting, limitando così la libera comunicazione e la scelta informata dei consumatori.

Questo tipo di sabotaggio viene spesso mascherato come un tentativo di prevenzione dello spam, con le aziende che affermano di filtrare le email per proteggere i loro clienti da potenziali minacce alla sicurezza. Tuttavia, questa giustificazione si rivela spesso come un pretesto utilizzato per limitare l’accesso alle offerte concorrenti e per influenzare il mercato a proprio vantaggio.

Questa pratica non solo è eticamente scorretta, ma rappresenta anche una violazione della legislazione italiana ed europea. Le leggi sulla concorrenza e sulla libera circolazione delle informazioni sono chiare: le aziende non possono intraprendere azioni per limitare ingiustamente la concorrenza o per manipolare il mercato a proprio favore.

Inoltre, le normative sulle comunicazioni elettroniche stabiliscono che i fornitori di servizi di posta elettronica non possono bloccare o filtrare le email senza un valido motivo legale, come ad esempio la protezione contro la minaccia di malware o di phishing. Non possono certo utilizzare queste misure di sicurezza come uno strumento per limitare la concorrenza.

Il sabotaggio delle email non solo danneggia le altre aziende di hosting, ma rappresenta anche un grave pregiudizio per i clienti. Questi ultimi hanno diritto a ricevere tutte le informazioni che possono influenzare la loro scelta di un fornitore di hosting, comprese le risposte alle richieste di assistenza, nonchè offerte migliorative ed evolutive. Bloccando queste informazioni, le aziende limitano la capacità dei clienti di fare scelte informate e limitano la loro libertà di scelta.

Attacchi DDOS: un passaggio oltre il limite dell’etica e della legalità

Alcuni player nel mondo dell’hosting, purtroppo, decidono di superare ampiamente il confine dell’etica professionale, arrivando persino a commettere attacchi informatici per danneggiare la reputazione e il funzionamento dei loro concorrenti. Tra questi attacchi, uno dei più comuni e dannosi è l’attacco DDoS, o Distributed Denial of Service.

Un attacco DDoS consiste nell’inondare un sito web o un servizio online con un’enorme quantità di richieste di dati, con l’obiettivo di sovraccaricare i server e rendere il sito o il servizio inaccessibile. Questo tipo di attacco può essere estremamente dannoso per le aziende di hosting, poiché può causare interruzioni del servizio, perdita di dati e danni alla reputazione. Inoltre, se il sito colpito è quello di un cliente dell’azienda di hosting, l’attacco può causare un danno indiretto alla reputazione dell’azienda stessa, mettendo a rischio la fiducia e la lealtà del cliente.

È vero che la mitigazione di un attacco DDoS può essere relativamente semplice e veloce per un provider di hosting esperto. Tuttavia, un attacco di questo tipo può causare gravissimi danni a un provider inesperto, che potrebbe non essere in grado di rispondere in modo tempestivo e adeguato. I costi associati alla risposta e alla riparazione di un attacco DDoS possono essere significativi, includendo non solo i costi tecnici per rafforzare la sicurezza e ripristinare il servizio, ma anche la potenziale perdita di clienti e di fatturato.

Queste pratiche rappresentano non solo una grave violazione dell’etica professionale, ma anche una chiara violazione della legge. Gli attacchi informatici come gli attacchi DDoS sono considerati reati penali in molte giurisdizioni, compresa l’Italia. Le aziende che commettono questi attacchi possono essere perseguite legalmente e condannate a pesanti multe o a pene detentive.

Imparare a riconoscere un buon fornitore di Hosting non lasciandosi ingannare

Nell’attuale mare magnum dell’industria dell’hosting, scegliere il fornitore più adatto alle proprie esigenze può sembrare un’impresa ardua. Le pratiche scorrette come recensioni false, alleanze parziali, recensioni denigratorie su piattaforme come TrustPilot e sabotaggi come il filtering delle mail o addirittura attacchi DDoS, possono offuscare la reputazione dei fornitori onesti e ingannare i clienti potenziali. Tuttavia, esistono dei segnali da cercare e delle strategie da adottare per difendersi da queste tattiche e riconoscere un fornitore di hosting di qualità.

  1. Recensioni false e referral marketing: Diffida delle recensioni eccessivamente positive. Una recensione equilibrata dovrebbe evidenziare sia gli aspetti positivi che negativi del servizio. Inoltre, verifica la presenza di termini di affiliazione o link di referral nella recensione o nel post del blog. Se presenti, considera il fatto che l’autore potrebbe avere un interesse economico a consigliare quel particolare servizio. Ricorda, non tutte le recensioni con link di affiliazione sono false, ma è importante essere consapevoli di possibili conflitti di interesse.
  2. Alleanze con gruppi di Facebook e altri social media: Se noti che un fornitore di hosting viene continuamente promosso in un gruppo e che le alternative vengono censurate o bannate, potrebbe esserci un conflitto di interesse. È sempre meglio fare le proprie ricerche e non affidarsi esclusivamente a un singolo gruppo o fonte di informazione.
  3. Recensioni false su TrustPilot: TrustPilot è una risorsa preziosa, ma non dovrebbe essere l’unica fonte di informazione. Controlla altre piattaforme di recensioni e forum online. Inoltre, leggi attentamente le recensioni. Se noti un linguaggio particolarmente promozionale o denigratorio, oppure se la recensione sembra fuori contesto o non pertinente, potrebbe essere una recensione falsa. Se noti che l’utente ha una sola recensione, risulta iscritto da poco quasi esclusivamente per lasciare una recensione denigratoria è molto probabile che la recensione sia fasulla. Se l’Hosting provider diffamato cerca di conoscere le sue generalità ed il cliente si mostra esplicitamente restio a farsi identificare, la possibilità che la recensione sia falsa è elevatissima.
  4. Sabotaggi come il filtering delle mail: Se noti che le tue e-mail non vengono recapitate o vengono contrassegnate come spam, il tuo provider potrebbe bloccare o filtrare le e-mail dei suoi concorrenti. Questo è un segnale di allarme e potrebbe indicare che il tuo fornitore sta ricorrendo a pratiche scorrette per mantenere il tuo business.

Inoltre, ecco alcune strategie proattive per scegliere un buon fornitore di hosting:

A. Verifica il portfolio clienti: Un buon fornitore di hosting dovrebbe avere una lista di clienti soddisfatti che sono disposti a condividere la loro esperienza. Puoi contattare questi clienti per avere un feedback diretto sul servizio.

B. Valuta la velocità del sito del fornitore: La velocità del sito web del fornitore può essere un buon indicatore della qualità del suo servizio di hosting. Puoi utilizzare strumenti online gratuiti per misurare la velocità del sito come Google PageSpeed Insight ad esempio.

C. Chiedi un’analisi del tuo sito: Prima di scegliere un fornitore, chiedi una valutazione del tuo sito web. Un buon fornitore sarà in grado di fornirti un’analisi dettagliata delle tue esigenze di hosting e di consigliarti il piano più adatto.

Ricorda, scegliere un fornitore di hosting è una decisione importante che può avere un impatto significativo sul successo del tuo sito web o della tua attività online. Prenditi il tempo per fare la tua ricerca, fare domande e valutare attentamente le tue opzioni prima di prendere una decisione.

Conclusioni

La scelta del fornitore di hosting giusto è un elemento cruciale per il successo di qualsiasi impresa online. Nel tumultuoso paesaggio dell’hosting web, tuttavia, pratiche scorrette come recensioni false, alleanze parziali, sabotaggi e attacchi DDoS possono offuscare la verità e ingannare i consumatori. Nonostante queste sfide, esistono strumenti e strategie che possono aiutarti a navigare in questo terreno difficile.

È fondamentale ricercare, valutare criticamente le recensioni, indagare sulle possibili alleanze e relazioni di un fornitore, e tenere d’occhio eventuali segnali di sabotaggio. Un approccio proattivo, che include la verifica del portfolio dei clienti di un fornitore, la valutazione della velocità del suo sito web, la richiesta di una dimostrazione pratica e un’analisi dettagliata del tuo sito web, può fare una grande differenza nella scelta del fornitore di hosting migliore per le tue esigenze.

Soprattutto, ricorda che un buon fornitore di hosting sarà trasparente, etico e focalizzato sul fornire il migliore servizio possibile ai suoi clienti. In un mercato spesso distorto da pratiche ingannevoli, scegliere un fornitore che rispetta questi valori ti permetterà di costruire una presenza online robusta e di successo.

Va obbligatoriamente precisato al fine di fornire un’informazione imparziale, veritiera, eticamente e professionalmente corretta che non tutti coloro che usano Referral Marketing, affiliazioni e sponsorizzazioni fanno cattiva informazione o boicottano e sabotano eventuali concorrenti. Esistono molti competitor (diciamo pure la maggior parte) e fornitori che sono trasparenti e vendono prodotti di qualità compatibili con le esigenze della maggior parte del mercato. 

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