29 Novembre 2025

La cache è bella però non ce fissemo.

Avete fatto il test della velocità e siete soddisfatti per un punteggio 100 su 100 ? Magari non vi siete resi conto che quel test non significa nulla ma serve solo a confondervi le idee.

La-Cache-e-bella

Ricordate lo scandalo Volkswagen? Quel famoso caso in cui le auto del colosso tedesco risultavano perfettamente “ecologiche” durante i test di laboratorio, ma poi, su strada, emettevano tutt’altro che livelli accettabili di inquinanti? Una vera e propria ottimizzazione su misura per passare gli esami, ma scollegata dalla realtà d’uso quotidiana.

Ecco, nel mondo dei siti web accade qualcosa di simile. Quando si parla di performance, troppo spesso ci si affida a test di velocità che analizzano una singola pagina — la homepage, il più delle volte — e ci si illude di aver raggiunto l’eccellenza. Punteggi perfetti, TTFB da 50ms, tutto ottimizzato al millisecondo. Ma la verità è che un sito non si esaurisce nella homepage. Soprattutto un sito editoriale, è composto da centinaia, migliaia di pagine, ciascuna con caratteristiche, storie e comportamenti diversi.

L’inganno dei test singoli

Con l’adozione di strumenti come LSCACHE su LiteSpeed, è facile mostrare tempi di risposta eccellenti, magari ripetendo due volte lo stesso test, o dopo aver prima fatto il warm up della cache. Ma il punto è: quanto sono rappresentativi quei valori?

Un test effettuato sulla homepage, appena rigenerata, magari visitata frequentemente e servita da cache, può restituire un TTFB da manuale. Ma provate a testare 50 pagine scelte a caso nel sito: articoli vecchi, categorie con contenuti dinamici, pagine con plugin obsoleti, archivi mensili… Ecco che il risultato cambia drasticamente.

La cache hit ratio crolla, e con essa anche le illusioni di efficienza.

In realtà, è piuttosto frequente osservare che le prestazioni sono eccellenti solo in superficie, mentre nelle profondità del sito si nascondono tempi di risposta elevati, errori di caricamento e contenuti serviti in modo inefficiente. A questo si aggiunge il fatto che le pagine vecchie spesso rappresentano una parte importante del traffico organico, essendo ben indicizzate e con una storicità SEO consolidata. Tralasciarle dai test significa escludere una componente vitale dell’esperienza utente e delle performance generali.

Il sito reale non è un laboratorio

Un sito web non vive in condizioni controllate. Viene visitato da utenti in orari imprevedibili, con dispositivi e connessioni diverse. Viene scandagliato dai crawler dei motori di ricerca che non si limitano certo alla homepage.

Eppure, molti test di performance vengono interpretati come verità assolute, senza tener conto della varietà e complessità reale. Non è raro vedere TTFB eccellenti su alcune pagine e performance imbarazzanti su altre. E spesso le pagine più trascurate sono proprio quelle più visitate da Google, magari perché vecchie e ben posizionate.

Un crawler, a differenza di un utente, ha un comportamento sistematico: segue tutti i link, visita ogni sottopagina, archivia i percorsi più profondi e meno battuti. Se in quelle zone del sito la cache non è attiva o non è efficiente, il risultato è un carico server più alto, un rallentamento complessivo e, nei casi peggiori, un crawl budget sprecato.

Un approccio più realistico alla misurazione delle performance

La soluzione? Testare in ampiezza e in profondità.

Non basta uno screenshot di PageSpeed Insights. Serve un’analisi estesa, su un campione ampio e rappresentativo del sito. Almeno una cinquantina di pagine, scelte casualmente tra quelle effettivamente disponibili, con diverse caratteristiche:

  • Articoli recenti e articoli vecchi
  • Pagine statiche, archivi, tag e categorie
  • Contenuti con embed, gallerie, moduli e script

Ogni pagina ha il suo comportamento, il suo carico, la sua compatibilità con la cache. Solo così si può calcolare una media reale, che tenga conto della distribuzione effettiva del traffico e del comportamento del sito in condizioni normali.

Un buon test dovrebbe inoltre essere eseguito in più momenti della giornata, in diverse condizioni di carico e tenere conto delle variazioni che possono verificarsi in base a eventi pianificati (come un backup notturno) o imprevisti (come un picco di traffico virale). Questo tipo di valutazione richiede uno sforzo maggiore, ma restituisce una fotografia autentica del comportamento del sito.

Cache: non basta attivarla per dormire sonni tranquilli

Sia chiaro: la cache è uno strumento potente. LSCACHE, quando configurato correttamente, può abbattere i tempi di risposta. Ma non tutte le pagine vengono cache-ate allo stesso modo. Alcune sono dinamiche, altre vengono invalidate frequentemente, altre ancora sfuggono del tutto alla cache per impostazioni errate o contenuti troppo variabili.

Il risultato? Un hit ratio che, sulla carta, dovrebbe stare sopra l’80%, ma che nella realtà, su siti editoriali complessi, si abbassa pericolosamente.

Cache HIT RATIO

A peggiorare la situazione, ci sono plugin mal sviluppati, moduli che generano contenuto personalizzato per ogni utente, oppure contenuti generati tramite query dinamiche complesse che impediscono la creazione di una versione cacheabile. Tutti questi fattori, se ignorati, contribuiscono a rendere la cache meno efficace di quanto previsto.

E qui si apre un altro tema: la differenza tra ciò che un utente vede e ciò che vede un crawler. Google non ha pazienza: se trova TTFB alti su molte pagine, penalizza. Se la cache funziona solo sulla home, ma non sugli articoli più cercati, il danno è fatto.

TTFB: occhio alla variabilità

Il tempo alla prima risposta (TTFB) è un ottimo indicatore, ma va contestualizzato. Non è un valore assoluto, ma una media soggetta a forti oscillazioni in base al tipo di pagina, al traffico, al carico del server, alla presenza di contenuti dinamici.

Ecco perché ha poco senso farsi incantare da un 50ms sulla homepage. Meglio analizzare:

  • La distribuzione dei TTFB su un ampio numero di pagine
  • Le differenze tra cache hit e cache miss
  • L’incidenza dei plugin o dei widget che impattano sul tempo di generazione
  • I picchi durante fasce orarie ad alto traffico

Questo tipo di analisi richiede strumenti, tempo e competenza. Ma restituisce una fotografia reale, e non un ritratto idealizzato.

Inoltre, l’osservazione continua è altrettanto importante: performance perfette in un momento isolato non garantiscono nulla sul lungo periodo. Un aggiornamento di plugin, una modifica nel comportamento di un widget, o l’aggiunta di script esterni può alterare radicalmente i tempi di caricamento. Solo un monitoraggio costante consente di cogliere queste variazioni e intervenire tempestivamente.

Non sempre si passa dalle stesse alle stale

In ambienti dinamici, la cache viene invalidata di continuo. Aggiorni un articolo? La cache è purgata. Un nuovo commento? Addio cache. Una modifica in una categoria? Stessa storia.

Ecco perché è fondamentale monitorare:

  • Frequenza di purging
  • Pagine escluse dalla cache
  • Interazione tra plugin e sistema di caching

Tutti elementi che possono portare a una cache inefficace, che funziona bene solo in condizioni ideali ma fallisce nella realtà quotidiana.

Uno scenario comune è quello di siti che ricevono molte modifiche giornaliere: ogni aggiornamento innesca una catena di invalidazioni che coinvolge categorie, tag, homepage, e spesso anche contenuti correlati. Se il sistema di cache non è configurato per gestire queste relazioni in modo intelligente, si rischia di servire pagine fresche dal database per gran parte del tempo, rendendo vana l’intera infrastruttura di caching.

Conclusione: la cache è bella, ma va saputa usare

In Managed Server S.r.l., quando valutiamo la performance di un sito, non ci accontentiamo di un test spot. Guardiamo alla totalità del progetto, analizziamo decine di pagine, osserviamo la costanza delle performance nel tempo, valutiamo il comportamento reale e non quello da laboratorio.

Perché un sito non è solo homepage.
Perché un TTFB ottimo su una pagina non garantisce nulla su tutto il sito.
Perché un hit ratio alto oggi non è garanzia per domani.

In sostanza: la cache è bella, però non ce fissemo ! Serve un approccio critico, esteso e professionale. Solo così si ottiene una performance vera, stabile e sostenibile.

Il nostro lavoro è aiutare i clienti a vedere oltre i numeri perfetti, a valutare ogni sito nel suo insieme, a configurare la cache con consapevolezza e con attenzione al comportamento reale. Questo significa occuparsi della performance non una volta sola, ma ogni giorno. Perché i siti cambiano, crescono, si aggiornano, e con loro deve evolversi anche la strategia che sta dietro alla velocità percepita.

Se vuoi una consulenza realistica, se hai bisogno di test su larga scala, se vuoi scoprire come sta davvero il tuo sito e non come dovrebbe stare, sai dove trovarci. E ricorda: la cache è bella, ma solo se funziona per davvero, per tutti, sempre.

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