20 Aprile 2019

Hosting sartoriale su misura. Misurare per decidere e scegliere la soluzione più adatta.

Un approccio tecnico e strategico per progettare soluzioni hosting realmente su misura, partendo dall’analisi dei dati e dalle reali esigenze del progetto.

Hosting Su Misura

Una delle domande più assurde che si è soliti leggere in rete è : “Qualcuno mi consiglia un Hosting WordPress performante ed economico ?”, a seguito la sagra delle risposte delle aziende di Hosting ognuna tirata in ballo secondo esperienze personali dirette o indirette.

Il problema è che si parla di casi e situazioni assolutamente differenti tra loro impossibili da valutare senza una giusta analisi dei requisiti e delle necessità.

Cosa risponderesti a chi ti chiedesse:

è stato più forte Michael Jordan o Diego Armando Maradona ?

Dal punto di vista di un hosting la domanda suona più o meno allo stesso modo. Non ha risposta, ma sicuramente ne merita una.

Il perchè è presto detto, l’informatica è una scienza quasi esatta e dunque bisogna misurare per poi decidere. Questo passo è di vitale importanza in quanto una cattiva valutazione fa perdere soldi al cliente.
Li fa perdere essenzialmente per due motivi, il primo in quanto il sito rischierebbe di essere lento o addirittura crashare sotto il peso di molto carico, l’altro motivo è quello per cui potrebbe essere spinto ad acquistare un piano hosting altamente sovradimensionato alle reali esigenze e pertanto magari buttare decina di migliaia di euro l’anno quando sarebbe bastato semplicemente valutare la situazione con calma e competenza e poi indirizzarlo verso la migliore soluzione hardware e software al fine di soddisfare le esigenze tecniche senza per questo andare a sovradimensionare l’hardware e i relativi costi che in alcuni casi con alcuni nostri clienti sarebbero potuti arrivare anche a 12 mila euro al mese.

Ecco dunque quello che un buon hosting e un buon sistemista dovrebbe chiedere prima di indirizzare un cliente o potenziale tale verso una soluzione di hosting, sia esso un piano di shared hosting, una VPS, Cloud o un Server Dedicato :

  1. Quale è il sito ?
  2. Quale CMS utilizza ?
  3. Che tecnologia Hardware utilizza attualmente ?
  4. Quali sono i picchi di traffico ?
  5. Gli utenti leggono solo o debbono / possono loggarsi ?
  6. Che tipo di business continuity necessiti ?
  7. Che budget hai ?

Cerchiamo di capire l’importanza di queste 8 domande e del perchè ogni buon sistemista, sopratutto se un sistemista Linux dovrebbe fartele.

1 – Quale è il sito ?

Conoscendo semplicemente il nome del sito, un sistemista esperto è in grado di ricavare dei dati importanti per dimensionare l’hardware necessario e scegliere il miglior software.

Tramite tool online come SimiliarWeb , Weppalizer e BuildWith infatti possiamo conoscere in una manciata di secondi il numero di visite mensili che esso fa, e le tecnologie lato server che attualmente, nonchè tramite SeoZoom capire il trend di crescita o decrescita e dunque ponderare la scelta non solo nell’immediato presente ma anche considerando il futuro prossimo.

In parole povere : ci permette di avere una visione grossolana del nostro futuro cliente.

2 – Quale CMS utilizza ?

Rispondere a questa domanda già da subito ci mette a conoscenza della configurazione lato software che potremmo andare ad utilizzare, ed eventuali problemi da risolvere. Usa Joomla ? Usa WordPress ? Usa Magento, WooCommerce o Prestashop ? Potremmo ad esempio valutare i margini di miglioramento ed ottimizzazione, consapevoli che di norma WooCommerce permette dei miglioramenti decisamente notevoli solamente intervenendo sulla configurazione software mentre Prestashop solitamente lavora già a regime di suo e pertanto i margini di miglioramento che si possono ottenere da un buon tuning sono minimi e bisogna necessariamente valutare anche l’hardware e dimensionarlo opportunamente se le attuali prestazioni non ci soddisfano.

CMS Logo

Ma sopratutto utilizza un CMS o un sito custom ?

Venire a conoscenza dell’utilizzo di un sistema customizzato magari scritto ad-hoc che non utilizza nessun CMS ci mette subito in guardia da un terreno ignoto, in cui non sappiamo quali possano essere i punti deboli, la possibilità dell’utilizzo di una cache statica e dinamica senza stravolgere il codice, eventuali problemi di inefficienza ed eccessiva lentezza sul database, query lenti, utilizzo degli indici, relative ottimizzazioni e via dicendo.

3 – Che tecnologia Hardware utilizza attualmente ?

Rispondere a questa domanda significa fare chiarezza sull’architettura hardware che attualmente ospita il sito o l’infrastruttura web. È un’informazione cruciale, perché ci consente di capire immediatamente i limiti, le potenzialità e le eventuali criticità del sistema in uso.

Se il cliente ci risponde che il sito è ospitato su un hosting condiviso (shared hosting), già questo dato ci fornisce un quadro abbastanza chiaro: condivisione intensiva delle risorse, possibili problemi di overselling, prestazioni spesso instabili e limiti operativi dettati da un ambiente rigido, pensato per scenari low-cost e non per performance o scalabilità. I grandi provider tendono a vendere questi servizi enfatizzando prezzo e “facilità”, ma spesso a discapito della reale qualità tecnica.

Diverso il discorso se il cliente utilizza una VPS, un ambiente Cloud o un Server Dedicato: in questi casi, è indispensabile entrare nel dettaglio. Dobbiamo sapere:

  • Numero di core CPU effettivamente disponibili

  • Quantità e tipo di RAM installata

  • Velocità della connessione di rete (uplink)

  • Tipologia e velocità dei dischi (HDD, SSD, NVMe, eventuale RAID)

  • Provider di hosting o infrastruttura (per es. Hetzner, OVH, AWS, ecc.)

Questi elementi ci consentono di valutare correttamente le reali prestazioni dell’ambiente attuale. È frequente, ad esempio, trovare VPS con molti core e tanta RAM, ma penalizzate da un I/O su disco estremamente lento, o al contrario ambienti con dischi NVMe ultraveloci, ma CPU sottodimensionate per l’uso reale che se ne fa, come nel caso di un eCommerce WordPress con un numero elevato di plugin e traffico.

Questa analisi iniziale ci permette non solo di evidenziare eventuali colli di bottiglia o problemi strutturali, ma anche di fare scelte più intelligenti nella fase di progettazione del nuovo ambiente: potremmo decidere di aumentare il numero di core o la RAM, oppure – se l’ambiente attuale risulta sovradimensionato rispetto al reale utilizzo – di ottimizzare e ridurre le risorse, ottenendo un risparmio economico senza sacrificare le performance.

In un approccio tecnico rigoroso, dove misurare prima di agire è fondamentale, conoscere l’hardware attuale ci permette di prendere decisioni ponderate e affidabili, costruendo una nuova infrastruttura su basi solide e senza inutili congetture.

4 – Quali sono i picchi di traffico ?

Sebbene riguardando il primo punto di questa lista tramite gli strumenti di analisi citati possiamo conoscere in modo piuttosto preciso il traffico mensile, quello che non possiamo sapere sono i picchi di traffico che un sito può ricevere.

Se ad esempio una testata giornalistica pubblica la notizia di un terremoto, piuttosto che quello di un attentato dinamitardo ai danni di una sede politica, quanti visitatori può fare ?

Google Analytics Traffico

Abbiamo avuto il caso di una notizia stampa condivisa sulla bacheca Facebook e Twitter dell’attuale premier Salvini, che ha portato il sito in questione a totalizzare ben 5 milioni di visite in un solo giorno, di cui i primi due milioni nel giro di due ore. Ovviamente un caso simile può essere considerato un caso eccezionale, improbabile ma non impossibile.

Una risposta a memoria

5 – Gli utenti leggono solo o debbono / possono loggarsi ?

Questa domanda è di vitale importanza sopratutto quando si ha a che fare con sistemi interattivi come Forum, ecommerce o aree riservate. Se è vero che delle performance native pietose possono essere abilmente mascherate tramite l’utilizzo di cache statiche come Varnish SuperCache o soluzioni simili, è anche vero che un utente loggato in quanto tale non può disporre di tale beneficio in quanto la cache viene per ovvi motivi bypassata.

In questo caso è bene conoscere la natura dell’applicativo e prevedere quali possano essere il numero di utenti loggati e non loggati e misurare il carico per poter successivamente dimensionare l’hardware da scegliere.

6 – Che tipo di business continuity necessiti ?

Questa domanda può sembrar scontata in quanto tutti risponderebbero 100% ovviamente, ma di fatto sappiamo che un 100% reale significa di fatto avere una ridondanza geografica tale che impone doppio DNS, doppia istanza ridondata geograficamente magari su Amazon AWS che proprio economico non è. La differenza tra un 99,9% e un 100% pur essendo solo dello 0,1% in termini di uptime a livello di infrastruttura hardware e software significa spendere circa 10 volte tanto.

Per intenderci stai spendendo 300 euro al mese per avere un uptime del 99,9 % ? Prepaparati a spenderne ALMENO 3000 se vuoi avere un uptime del 100%.

Ha senso ? Dipende. 

Tramite l’aiuto di Uptime Calculator possiamo infatti determinare a quanto ammonti mensilmente il 99,9% di uptime, o meglio ancora a quanto corrisponda di downtime.

Come possiamo vedere dal sito, il 99,9% corrisponde a 43 minuti di down mensili. Va detto che di norma a fronte di una garanzia del 99.9% si calcola sempre il doppio del tempo per le procedure di disaster recovery qualora qualcosa vada veramente male.

Pertanto immaginiamo che il tuo business stia fermo 2 ore per 2 volte l’anno, per un totale di 4 ore l’anno. Possono queste 4 ore di down giustificare una spesa ipotetica di 30 mila euro in più all’anno per raggiungere un ipotetico 100%, rispetto ad una spesa di 3600 euro l’anno per avere un 99,9% ?

Dipende dal business che fai e quanto il tuo sito rende o a livello di immagine o a livello di revenue ovvero di guadagni. La realtà è poi anche ben diversa, nel senso che i down sono comunque rari (un paio all’anno) della durata tra i 5 – 15 minuti e di fatto anche nelle soluzioni ridondate con un 100% di uptime di possono avere problemi di natura software che portano comunque a problemi. Questo è successo anche a grossi player come Ebay, Amazon, Spotify, Netflix che sono rimasti down per oltre 4 ore ( Il report originale del guasto ad Amazon S3 qui ) e pertanto è pacifico affermare che un down di qualche minuto all’anno ci possa stare.

Va dunque valutata molto bene questo aspetto tenendo conto effettivamente se si preferisce rischiare di avere 1 ora di down ma un risparmio considerevole dei costi d’infrastruttura (un risparmio medio indicativo del 500% fino ad oltre il 1000%) oppure se sia di vitale importanza raggiungere un 100% e dunque non badare a spese.

La scelta in questi casi spesso dipende da logiche aziendali non troppo intelligenti ma comunque legittime sopratutto da parte dei grossi gruppi editoriale e grandi aziende che sono abituate a stipulare contratti di servizio tra manager senza saper minimamente di cosa si stia parlando, pretendendo il massimo sul mercato con il solo scopo di tutelare la loro posizione lavorativa a fronte di eventuali problemi giustificando la loro posizione come quella di colui che ha fatto la scelta del mercato.

7 – Che Budget hai ?

È forse la domanda più scomoda da porre, e in Italia lo è ancora di più. Parlare apertamente di denaro è spesso visto come un gesto di cattivo gusto, quasi fosse un tabù culturale. A differenza di altri paesi dove la discussione sul budget è parte integrante e trasparente di qualsiasi trattativa, nel nostro contesto sembra quasi un’invadenza, un’indelicatezza. Eppure, per quanto possa suonare provocatoria o prematura, questa è una delle domande più importanti da fare all’inizio di un progetto, e non alla fine.

Conoscere il budget a disposizione non significa voler “spremere” il cliente, ma al contrario permette di definire fin da subito un perimetro realistico, evitando proposte che siano troppo ambiziose o, al contrario, eccessivamente limitanti. Senza questa informazione, ogni ragionamento su hardware, software, architettura e prestazioni rischia di essere vago, teorico, spesso scollegato dalla realtà operativa.

Budget per Hosting Sito web

Inoltre, lavorare “al risparmio” quando il budget consentirebbe un’infrastruttura più performante è un errore che si paga sempre nel tempo. È inutile (e controproducente) progettare su hardware al limite delle sue capacità se si ha la possibilità economica di optare per soluzioni più stabili, scalabili e durature. Un budget ben calibrato consente di mettere da parte compromessi inutili, ridurre il rischio di colli di bottiglia e garantire maggiore tranquillità nella gestione quotidiana del progetto.

In sintesi: la domanda sul budget non è solo legittima, è fondamentale. Rispondere con sincerità consente a chi progetta l’infrastruttura di costruire qualcosa di coerente, solido e sostenibile, evitando sprechi e frustrazioni. È il primo passo per trasformare un’idea in una soluzione concreta e ben dimensionata.

Conclusione

In conclusione possiamo affermare che se non sai come scegliere un hosting oppure come scegliere un server dedicato dovresti conoscere quanto meno questi dati qui sopra e saper rispondere a queste sette domande. Se hai dei dubbi, vorresti cercare di capire quale sia la soluzione più adeguata alle tue esigenze e conoscere tutti i pro e tutti i contro, contattaci pure.

Abbiamo un’esperienza davvero vasta con moltissimi casi di studio che spaziano dall’hobbysta, fino a portali e testate giornalistiche e siti settoriali con oltre 50 milioni di visitatori mensili al mese.

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