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Il peso delle immagini nel web moderno
Il web moderno è, prima di tutto, un web fatto di immagini. Dalle homepage dei siti aziendali alle schede prodotto degli e-commerce, dai blog ai grandi portali editoriali fino ai social network, i contenuti visuali sono diventati il cuore dell’esperienza online e rappresentano oggi una parte preponderante del traffico complessivo su Internet. Questa evoluzione ha però portato con sé una contraddizione evidente: mentre le connessioni sono sempre più veloci e i dispositivi sempre più potenti, le pagine web continuano ad aumentare di peso, e nella maggior parte dei casi sono proprio le immagini a essere il principale fattore di rallentamento.
Negli ultimi anni, con l’introduzione di metriche sempre più precise per valutare la qualità dell’esperienza utente, è diventato chiaro che la gestione delle immagini non è più un dettaglio tecnico secondario, ma uno degli elementi centrali delle web performance moderne. Il peso delle risorse grafiche incide direttamente sui tempi di caricamento, sulla percezione di velocità di un sito e, di conseguenza, anche sui risultati in termini di engagement e conversioni.
Ottimizzare le immagini oggi non significa più solo “comprimerle un po’ di più”, ma ripensare il modo in cui vengono archiviate, distribuite e servite ai browser. Ridurre il peso delle immagini senza sacrificare la qualità visiva è diventata una priorità strategica per chiunque lavori sul web, perché da questo equilibrio dipendono non solo le prestazioni tecniche di un sito, ma anche la sua efficacia commerciale e la qualità complessiva dell’esperienza offerta agli utenti.
Dai formati storici alla frammentazione moderna
Per molto tempo il web ha vissuto con pochi formati di riferimento. JPEG veniva utilizzato per le fotografie, PNG per la grafica e le immagini con trasparenza, GIF per le animazioni. Questo ecosistema era semplice da gestire, ma pieno di compromessi in termini di qualità e dimensioni dei file.
Con il tempo sono arrivati formati più moderni come WebP e AVIF, progettati per offrire una compressione più efficiente e una migliore qualità a parità di peso. Dal punto di vista delle prestazioni, questo ha rappresentato un progresso importante. Tuttavia, invece di sostituire completamente i formati precedenti, questi nuovi standard si sono affiancati ad essi, creando un ecosistema sempre più frammentato.
Oggi la maggior parte dei siti web gestisce più versioni della stessa immagine: una versione JPEG o PNG, una WebP, spesso anche una AVIF, oltre alle varianti per le diverse risoluzioni. Questo approccio migliora l’esperienza utente, ma aumenta in modo significativo la complessità tecnica e i costi infrastrutturali.
Il costo nascosto della duplicazione delle immagini
Ogni versione aggiuntiva di un’immagine significa più spazio su disco, più dati da salvare nei backup, più contenuti da replicare su CDN e più risorse di calcolo consumate per generare e mantenere questi file. Su progetti di grandi dimensioni, la duplicazione dei formati può arrivare a rappresentare una quota enorme dello storage totale.
A questo si aggiunge la complessità delle pipeline di elaborazione: caricamento dell’originale, conversione in più formati, ottimizzazione, gestione dei fallback per i browser meno recenti. Tutto questo richiede tempo di sviluppo, potenza di calcolo e introduce potenziali punti di errore. In altre parole, l’attuale modello basato su più formati è funzionale, ma inefficiente e costoso.
Cos’è JPEG XL e perché è diverso
JPEG XL nasce con l’obiettivo di superare i limiti strutturali dei formati attuali. Non è semplicemente un successore del vecchio JPEG, ma un formato progettato per diventare un contenitore universale per le immagini, adatto sia al web sia a contesti più avanzati come l’editoria digitale e la grafica professionale. A differenza di JPEG, WebP e AVIF, è stato pensato fin dall’inizio per coprire in modo nativo un ampio spettro di casi d’uso senza costringere sviluppatori e piattaforme a scegliere formati diversi a seconda del tipo di immagine.
Dal punto di vista delle funzionalità, JPEG XL supporta sia la compressione con perdita sia quella senza perdita, unificando in un solo formato ruoli che oggi vengono tipicamente divisi tra JPEG, PNG e, in parte, WebP. Supporta trasparenze, elevate profondità di colore, spazi colore avanzati e contenuti HDR, caratteristiche che lo rendono comparabile ad AVIF sul piano delle capacità espressive, ma con una maggiore attenzione all’efficienza operativa e alla flessibilità d’uso.
Rispetto a WebP, JPEG XL offre una gamma più ampia di funzionalità avanzate legate alla gestione del colore, all’HDR e alla precisione dei dati, mantenendo allo stesso tempo un’elevata efficienza di compressione. WebP rappresenta un netto miglioramento rispetto a JPEG e PNG, ma rimane in parte un formato “di transizione”, che non copre in modo ottimale tutti gli scenari, soprattutto quelli più avanzati in termini di qualità e fedeltà dell’immagine.
| Formato | Compressione | HDR/Colori Avanzati | Supporto nativo oggi | Unico formato sufficiente |
|---|---|---|---|---|
| JPEG classico | ❌ | ❌ | ✔️ | ❌ |
| WebP | ✅ | ❌ / limitato | ✔️ | ❌ |
| AVIF | 📉 (molto efficiente) | ✔️ | ✔️ | ❌ |
| JPEG XL | 📈 (molto elevata) | ✔️ | In arrivo su Chrome | ✔️ potenziale |
Rispetto ad AVIF, JPEG XL si colloca in una posizione più equilibrata tra efficienza di compressione, qualità visiva e complessità computazionale. AVIF è noto per ottenere file estremamente piccoli, ma a prezzo di una maggiore complessità di codifica e decodifica, che può tradursi in un uso più intensivo della CPU e in tempi di elaborazione più lunghi. JPEG XL, pur offrendo compressioni molto competitive, punta a ridurre il costo computazionale e a rendere più agevole l’integrazione nei flussi di lavoro esistenti, sia lato server sia lato client.
Dal punto di vista tecnico, JPEG XL è progettato per massimizzare l’efficienza della compressione mantenendo un’elevata qualità visiva percepita, anche su immagini fotografiche complesse e su contenuti grafici con dettagli fini. Questo lo rende adatto sia alle fotografie sia alla grafica, riducendo drasticamente la necessità di scegliere formati diversi in base al tipo di contenuto. In un unico formato è possibile gestire immagini che oggi verrebbero distribuite come JPEG, PNG, WebP o AVIF.
In pratica, JPEG XL può sostituire contemporaneamente JPEG e PNG, e in molti casi anche WebP e AVIF, offrendo un compromesso più moderno tra qualità, peso dei file, flessibilità e costi operativi. Questo è uno dei motivi per cui viene considerato non solo un nuovo formato, ma un potenziale punto di convergenza per l’intero ecosistema delle immagini sul web.
Il ritorno di JPEG XL in Chrome e il suo significato
Il fatto che Chrome e l’ecosistema Chromium tornino a supportare JPEG XL è un segnale importante. Significa che uno dei principali attori del web ritiene questo formato abbastanza maturo e utile da meritare un posto nello stack tecnologico dei browser moderni. Questo aumenta enormemente le possibilità di adozione reale, perché riduce una delle barriere principali: la compatibilità lato client.
Quando un formato è supportato nativamente dai browser più diffusi, diventa improvvisamente interessante non solo per gli sperimentatori, ma anche per aziende, editori e piattaforme che devono fare scelte tecnologiche prudenti e orientate al lungo periodo.
File più piccoli e caricamenti più veloci
Uno dei vantaggi più immediati di JPEG XL è la riduzione del peso delle immagini a parità di qualità visiva. Questo si traduce direttamente in tempi di caricamento più rapidi, soprattutto su reti mobili o in contesti con connettività limitata. Meno dati da trasferire significa anche minore utilizzo di banda e una migliore esperienza per l’utente finale.
Dal punto di vista delle metriche di performance, immagini più leggere aiutano a migliorare parametri fondamentali come il Largest Contentful Paint e il tempo di caricamento complessivo della pagina. In un’epoca in cui le performance influiscono direttamente su SEO e conversioni, questo è un vantaggio competitivo concreto.
Un unico formato al posto di tre o quattro
Il vero potenziale rivoluzionario di JPEG XL, però, non sta solo nella compressione. Sta nella possibilità di semplificare radicalmente la gestione delle immagini. Invece di mantenere copie in JPEG, PNG, WebP e AVIF, diventa possibile puntare su un unico formato versatile, capace di coprire la maggior parte dei casi d’uso.
Questo significa meno conversioni lato server, meno logica applicativa per scegliere il formato giusto e, soprattutto, meno spazio occupato su disco. Eliminando la duplicazione dei formati, in molti scenari reali si può arrivare a un risparmio di storage intorno al 50%, semplicemente perché si smette di conservare più versioni dello stesso contenuto.
Meno complessità nelle pipeline di elaborazione
Ridurre il numero di formati significa anche semplificare le pipeline di elaborazione delle immagini. Oggi molti sistemi devono gestire processi articolati di conversione e ottimizzazione, spesso con strumenti diversi e configurazioni complesse. Ogni passaggio consuma risorse e aumenta il rischio di errori o incoerenze tra le varie versioni dei file.
Con JPEG XL, l’intero flusso può diventare più lineare: un formato principale, meno trasformazioni, meno punti di rottura. Questo non solo riduce i costi operativi, ma migliora anche la manutenibilità e l’affidabilità dei sistemi che gestiscono grandi volumi di contenuti.
Caricamento progressivo e migliore esperienza utente
JPEG XL supporta modalità avanzate di caricamento progressivo che permettono di visualizzare rapidamente un’anteprima dell’immagine, che poi si affina man mano che arrivano i dati. Questo approccio migliora la percezione di velocità e rende la navigazione più fluida, soprattutto su dispositivi mobili o connessioni lente.
Dal punto di vista dell’utente, una pagina che mostra subito i contenuti principali, anche in forma approssimata, viene percepita come più veloce e più reattiva. Questo ha un impatto diretto sulla soddisfazione dell’utente e sul tempo di permanenza sul sito.
L’impatto ambientale di un web più leggero
Ogni byte risparmiato non è solo un vantaggio tecnico o economico, ma rappresenta un passo concreto verso un web più sostenibile. I dati non sono entità astratte: vivono in datacenter che consumano energia in modo continuo, sia per alimentare i server sia per raffreddarli. Ogni gigabyte archiviato e ogni terabyte trasferito contribuiscono direttamente al consumo energetico dell’infrastruttura digitale globale.
Nella pratica quotidiana del web, però, esiste un aspetto spesso sottovalutato. Oggi le immagini vengono caricate quasi sempre in JPEG per i contenuti senza trasparenza e in PNG per quelli con trasparenza. Successivamente, sistemi di ottimizzazione, CMS o CDN generano versioni alternative in WebP o AVIF per migliorare le performance lato browser. Questo significa che i file originali JPEG e PNG restano comunque archiviati sui server, per motivi di compatibilità, fallback e gestione editoriale, e a questi si affiancano le versioni WebP e AVIF.
Il risultato è che WebP e AVIF non riducono realmente lo spazio di storage, anzi, nella maggior parte dei casi lo aumentano, perché introducono ulteriori copie degli stessi contenuti. A parità di sito, si finisce per conservare almeno due, spesso tre versioni della stessa immagine: l’originale JPEG o PNG, più una o più versioni ottimizzate per la delivery. Questo approccio migliora la velocità di caricamento per l’utente finale, ma ha un costo strutturale in termini di spazio disco, backup, repliche e gestione dei dati.
In questo scenario, JPEG XL cambia radicalmente la prospettiva. Una sua diffusione nei prossimi mesi o anni permetterebbe di eliminare la necessità di mantenere WebP e AVIF come formati paralleli, perché l’immagine potrebbe essere archiviata e distribuita direttamente in JPEG XL, con compressione moderna, supporto alla trasparenza e alta qualità visiva. In pratica, il formato “originale” diventerebbe già quello ottimizzato per il web, senza bisogno di conversioni e senza bisogno di duplicare i file.
Questo è il punto chiave: il risparmio non deriva solo da file più piccoli, ma soprattutto dall’eliminazione della duplicazione dei formati. In scenari reali, questo può portare a un risparmio medio di spazio intorno al 50% o anche superiore su tutta la componente immagini. Nei siti editoriali, blog, portali di news o e-commerce, dove le immagini rappresentano spesso oltre il 90% del peso complessivo dei dati archiviati, l’impatto sarebbe enorme: i sistemi di storage potrebbero davvero essere dimezzati per tutta la parte legata ai contenuti web.
A questo si aggiunge il tema del traffico dati. Ridurre il peso medio delle immagini e, soprattutto, servire un solo formato nativo invece di più varianti, significa diminuire in modo sensibile il volume di dati trasferiti ogni giorno. Anche una riduzione di poche centinaia di kilobyte per pagina, su siti con milioni di visualizzazioni, si traduce facilmente in decine o centinaia di terabyte risparmiati ogni anno.
Meno storage e meno traffico di rete significano meno energia consumata. Ogni disco in meno da alimentare e raffreddare, ogni gigabyte in meno trasferito sulle reti, ogni ciclo di CPU risparmiato per conversioni e decodifiche ridondanti contribuisce a ridurre l’impronta energetica complessiva dei servizi digitali. Su scala globale, dove il web muove quantità enormi di dati ogni secondo, anche miglioramenti strutturali come questi si trasformano in un impatto ambientale concreto e misurabile.
In questo senso, adottare un formato come JPEG XL non è solo una scelta di ottimizzazione tecnica o di performance. È una scelta architetturale che permette di costruire un web più semplice, più efficiente e meno sprecone di risorse. Significa offrire la stessa esperienza agli utenti consumando meno storage, meno banda e meno energia, e quindi inquinando meno a parità di servizi erogati. Per le aziende, questo non è più solo un tema di costi, ma anche un elemento reale di sostenibilità e di responsabilità nell’uso delle infrastrutture digitali.
Migrare dal passato senza perdere il futuro
Un aspetto spesso sottovalutato è la possibilità di integrare JPEG XL con gli archivi esistenti. Il formato è stato progettato anche per consentire la migrazione di immagini JPEG senza perdita di informazioni, mantenendo la possibilità di ricostruire il file originale. Questo rende il passaggio meno rischioso e più graduale, soprattutto per chi gestisce grandi librerie di contenuti.
Invece di una migrazione traumatica, è possibile immaginare un’adozione progressiva, in cui JPEG XL viene introdotto nei flussi di lavoro esistenti senza stravolgerli completamente, ma semplificandoli nel tempo.
Il ritorno del supporto a JPEG XL in Chrome è più di una semplice notizia tecnica. È il segnale che il web potrebbe essere pronto per una nuova fase, in cui l’ottimizzazione non passa più solo dall’aggiungere nuovi strati di tecnologia, ma dal semplificare e rendere più efficiente ciò che già esiste.
Se JPEG XL riuscirà a imporsi come formato di riferimento, i benefici saranno evidenti su più livelli: pagine più veloci, infrastrutture più leggere, costi di storage ridotti e un impatto ambientale inferiore. In un’epoca in cui performance e sostenibilità sono sempre più legate, questa evoluzione potrebbe rappresentare uno dei cambiamenti più importanti nel modo in cui il web gestisce le immagini.