5 Luglio 2023

Suse dice la sua sulla vicenda della chiusura dei sorgenti RHEL da parte di Red Hat

Come la pensa Thomas Di Giacomo, CEO di Suse Linux in merito alla chiusura dei sorgenti RHEL e come affronterà il futuro ?

suse

SUSE, la società tedesca di tecnologia open-source, ha finalmente espresso il suo punto di vista sulle recenti decisioni di Red Hat riguardanti le sorgenti di Red Hat Enterprise Linux (RHEL) e sul futuro del suo ruolo nel panorama open-source. La presa di posizione di SUSE era attesa con impazienza, data la storica rivalità con Red Hat.

Mentre le due società sono spesso considerate concorrenti dirette nel settore dell’open-source, una panoramica finanziaria mostra un divario significativo tra le due. Nel 2022, Red Hat ha registrato un fatturato di 3,5 miliardi di dollari, mentre SUSE ha raggiunto i 653 milioni di dollari. Tuttavia, indipendentemente dal divario in termini di fatturato, la voce e l’autorità di entrambe le società rimangono influenti nella community open-source.

La reazione di SUSE è arrivata in seguito all’annuncio di Red Hat sulla sospensione della pubblicazione delle sorgenti RPM di RHEL su git.centos.org. Il CTO di SUSE, Thomas Di Giacomo, ha espresso la posizione dell’azienda in un post intitolato “Navigating Changes in the Open Source Landscape“.

La dichiarazione di Di Giacomo ribadisce l’importanza della collaborazione e dell’interdipendenza nel mondo dell’open-source, evidenziando come l’esistenza di RHEL sia dovuta agli sforzi congiunti di numerosi progetti, incluso il kernel Linux sviluppato da SUSE tra gli altri. Questa enfasi sull’interdipendenza sembra essere una risposta diretta alle critiche mosse dalla community a Red Hat per la sua decisione di limitare il download delle sorgenti ai soli clienti.

RHEL’s existence owes much to the collaborative efforts of many upstream projects, including the Linux kernel developed by many different contributors, among them SUSE. At the center of our world is innovating together. We are all working to build something greater than the sum of all our parts. We are all interdependent.

L’esistenza di RHEL deve molto agli sforzi collaborativi di molti progetti a monte, incluso il kernel Linux sviluppato da molti contributori diversi, tra cui SUSE. Al centro del nostro mondo c’è l’innovazione comune. Stiamo tutti lavorando per costruire qualcosa di più grande della somma di tutte le nostre parti. Siamo tutti interdipendenti.

Il post di SUSE include anche una forte dichiarazione di intenti che sottolinea l’importanza di mantenere aperta la libertà di accesso, modifica e distribuzione del software. Inoltre, SUSE si impegna a continuare a investire nella creazione di un’infrastruttura di supporto robusta, a fornire aggiornamenti tempestivi e a offrire un’esperienza utente di alta qualità alla sua community di utenti e clienti.

In parallelo, SUSE ha anche promosso SUSE Liberty, il suo prodotto dedicato alla gestione di ambienti Linux misti. Questa mossa si aggiunge alle recenti dichiarazioni di AlmaLinux e Rocky Linux, che stanno lavorando autonomamente per risolvere i problemi generati dalla decisione di Red Hat.

Il mondo Linux, pur essendo un ecosistema open-source, non è esente da forme di vendor lock-in, soprattutto quando si tratta di contratti di supporto aziendale. Questo blocco forzato dei fornitori può limitare la libertà delle imprese di scegliere e cambiare i fornitori di tecnologia, potendo così risultare problematico.

Per combattere queste sfide, SUSE, un attore di lunga data nel panorama Linux, ha annunciato il lancio di Liberty Linux. Questo nuovo servizio, pensato principalmente per le aziende, offre supporto per una serie di diverse distribuzioni Linux. Oltre a coprire le proprie distribuzioni, ovvero SUSE Enterprise Linux e openSUSE, Liberty Linux estende il suo supporto anche a distribuzioni non sviluppate da SUSE. Questo include Red Hat Enterprise Linux e CentOS, rendendo Liberty Linux un servizio di supporto multi-distribuzione.

Liberty Linux rappresenta una risorsa di grande valore per le aziende che necessitano di un supporto affidabile per le loro operazioni basate su Linux. Questo non solo amplia il campo delle opzioni di supporto, ma permette anche alle aziende di non essere vincolate a un’unica distribuzione o fornitore.

Un aspetto importante di Liberty Linux è l’inclusione di patch di sicurezza per tutte le distribuzioni supportate. Nel panorama informatico attuale, dove le minacce alla sicurezza si evolvono costantemente, il mantenimento di un ambiente sicuro è di fondamentale importanza. Pertanto, fornire patch di sicurezza tempestive e affidabili può contribuire a migliorare la sicurezza complessiva dell’infrastruttura Linux di un’azienda.

Oltre alle patch di sicurezza, Liberty Linux comprende anche SUSE Manager, un sistema di gestione dell’infrastruttura altamente funzionale. Questo strumento offre la possibilità di automatizzare e gestire in maniera centralizzata una serie di operazioni essenziali. Ad esempio, è possibile effettuare riavvii di sistema, installare patch, apportare modifiche alla configurazione e creare immagini di sistema. Questa funzionalità contribuisce a semplificare e ottimizzare la gestione delle risorse Linux all’interno di un’organizzazione.

Dal canto suo, Red Hat sembra continuare come se nulla fosse successo, fornendo contributi standard come riflessioni sull’Indirect Branch Restricted Speculation (IBRS) e prolungando di quattro anni il supporto a RHEL 7, a causa del ritardo di molte aziende negli aggiornamenti alle nuove versioni. Tuttavia, non sono state rilasciate ulteriori dichiarazioni riguardo alla questione delle sorgenti di RHEL, suggerendo che la strategia dell’azienda potrebbe essere quella di lasciar calmare la situazione e dare tempo al tempo.

Nell’attuale clima incerto, sembra che questa potrebbe essere la decisione più sensata per Red Hat. Tuttavia, la comunità open-source rimane in attesa di ulteriori sviluppi in questa saga in continua evoluzione.

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