23 Marzo 2025

Prestashop e l’eterna mancanza di un supporto nativo per Varnish Cache

Prestazioni al palo per PrestaShop 8: nessun supporto ufficiale a Varnish Cache, mentre i competitor corrono con soluzioni integrate e scalabili.

PrestaShop-Varnish-Cache

Nel mondo dell’e-commerce moderno, dove le prestazioni e la velocità di caricamento incidono direttamente su conversioni, bounce rate e posizionamento SEO, l’assenza di funzionalità di caching avanzato nativo è un handicap che non può essere sottovalutato. In questo contesto, PrestaShop, pur rappresentando una delle piattaforme più diffuse e potenzialmente promettenti per l’e-commerce, continua a trascinarsi dietro una mancanza cronica: l’assenza di un supporto nativo per Varnish Cache.

Un accenno su Varnish Cache

Un accenno su Varnish Cache

Varnish Cache è uno dei reverse proxy HTTP più potenti e diffusi al mondo, progettato per accelerare drasticamente la consegna dei contenuti web. È pensato per scenari ad alto traffico e viene impiegato da alcuni dei più grandi portali internet per ridurre il carico sui server applicativi, servendo le pagine cache-izzate direttamente dalla RAM in pochi millisecondi. Il suo principale punto di forza è la capacità di gestire la Full Page Cache (FPC), ovvero la cache completa della pagina HTML, evitando di passare ogni volta per il motore PHP o il database.

Grazie al linguaggio VCL (Varnish Configuration Language), Varnish permette una personalizzazione estrema delle regole di caching, consentendo di definire comportamenti intelligenti per l’inclusione o l’esclusione di determinate risorse. È particolarmente efficace quando integrato correttamente con applicazioni che supportano header HTTP specifici per il controllo della cache, invalidazione selettiva dei contenuti e gestione avanzata delle sessioni.

Nel contesto e-commerce, Varnish è spesso la scelta obbligata per chi desidera scalare senza compromettere le performance. Magento 2 lo integra nativamente, WooCommerce può essere adattato facilmente, mentre PrestaShop – inspiegabilmente – continua a ignorarne l’esistenza nel proprio core. Una scelta che, come vedremo, ha conseguenze pesanti su chi gestisce negozi online con volumi di traffico importanti.

Il contesto competitivo: Shopify, Magento 2, WooCommerce

Per comprendere quanto sia grave e limitante l’assenza di un supporto nativo a Varnish in PrestaShop, è fondamentale inquadrare il contesto competitivo in cui si inserisce. Il mercato dell’e-commerce oggi è estremamente maturo e aggressivo, con soluzioni che vanno dalle piattaforme SaaS all-in-one a CMS open source evoluti e ben ottimizzati. E in questa corsa alla performance, PrestaShop parte ancora con il freno a mano tirato.

Shopify, pur essendo una piattaforma chiusa e completamente gestita, rappresenta un benchmark in termini di esperienza utente e prestazioni. Sfrutta una rete infrastrutturale globale potenziata da Cloudflare, garantendo che ogni asset, ogni pagina, ogni interazione sia veicolata nel modo più efficiente possibile. Il reverse proxy CDN lavora in simbiosi con un backend altamente ottimizzato e un sistema di cache centralizzato e invisibile all’utente, che non deve preoccuparsi di alcuna configurazione. La cache delle pagine viene aggiornata in modo intelligente in base ai contenuti e alle modifiche effettuate dall’amministratore, e l’infrastruttura assorbe carichi di traffico elevatissimi senza il minimo impatto percepibile. È una black box, sì, ma una black box veloce, stabile e adatta al commercio moderno. Con pochi clic, anche un neofita può avere un e-commerce che risponde in meno di 500 ms ovunque nel mondo.

Magento 2, dalla sua, è l’opposto di Shopify: una piattaforma open source pensata per architetture complesse e scalabili, che fa della modularità e della personalizzazione il suo punto di forza. Ma qui, a differenza di PrestaShop, il supporto nativo per Varnish Cache è stato considerato fondamentale sin dalla versione 2.0. L’interfaccia di amministrazione consente di abilitare la Full Page Cache con Varnish senza dover ricorrere a plugin di terze parti o hack. Tutti gli header necessari vengono generati dal core, e la gestione dei tag di cache consente l’invalidazione selettiva e istantanea dei contenuti. Inoltre, Magento può essere configurato in ambienti ad alta disponibilità, in cluster con Varnish e Redis, per reggere senza problemi eventi promozionali, picchi stagionali o flash sale. In sostanza, il binomio Magento–Varnish è una scelta industriale per chi cerca affidabilità e prestazioni su scala.

WooCommerce, pur non essendo nativamente integrato con Varnish, gode di un ecosistema WordPress talmente maturo e ricco di soluzioni performanti che riesce comunque a posizionarsi bene. Esistono plugin come Proxy Cache Purge, CLP Varnish Cache, Nginx Helper, e interi stack ottimizzati come quelli offerti da Servebolt, Kinsta, Presslabs,Cloudways, o il nostro in Managed Server Srl, che rendono l’implementazione di sistemi di caching avanzati relativamente semplice. Alcuni provider come il nostro includono Varnish direttamente nel piano hosting, con regole preconfigurate che escludono automaticamente aree dinamiche come il carrello, il checkout o l’area utente. Inoltre, il supporto a Edge Side Includes (ESI), tramite plugin avanzati, consente una gestione granulare dei blocchi di contenuto dinamico anche in un contesto di cache aggressiva. Nonostante WooCommerce non nasca per l’enterprise, l’ecosistema fa di tutto per colmare il gap – con risultati spesso sorprendenti.

PrestaShop, al contrario, non solo non offre nulla di tutto ciò in modo nativo, ma sembra anche ignorare sistematicamente le esigenze di caching avanzato lato server. In uno scenario dove i competitor – chi per architettura, chi per ecosistema, chi per strategia – hanno compreso che la cache HTTP è uno degli elementi chiave per la scalabilità e la user experience, PrestaShop rimane ancorata a un modello obsoleto, delegando tutto alla cache Smarty o a soluzioni superficiali, inadatte al traffico moderno.

In un panorama dove la velocità e la resilienza sono diventate parametri decisivi nella scelta di una piattaforma e-commerce, PrestaShop rischia di essere percepito sempre più come una soluzione valida “solo fino a un certo punto”. E quel punto, purtroppo, si raggiunge molto prima di quanto ci si aspetti quando non si ha alle spalle un sistema di caching robusto come Varnish.

PrestaShop 8: occasione mancata

L’annuncio di PrestaShop 8 aveva generato una discreta attesa nel panorama e-commerce open source. Dopo anni in cui la versione 1.7 aveva mostrato tutti i suoi limiti in termini di architettura, manutenzione e compatibilità con gli standard moderni del web, l’arrivo del ramo 8 sembrava poter rappresentare un punto di svolta. Le promesse c’erano tutte: una struttura più modulare, una codebase più orientata agli standard PSR, un backend più manutenibile e uno stack tecnologico più aggiornato. In molti – sviluppatori, agenzie e system integrator – si aspettavano anche l’introduzione di un sistema di caching nativo serio, o almeno una chiara apertura verso soluzioni consolidate come Varnish Cache.

E invece, ancora una volta, nulla di tutto questo si è concretizzato. Nel 2025, PrestaShop continua a ignorare totalmente la questione della Full Page Cache a livello HTTP. Nessuna novità sostanziale è stata introdotta nel core per agevolare l’integrazione con Varnish, né tantomeno è stato rilasciato un modulo ufficiale sviluppato o supportato direttamente dal team. E non si tratta solo dell’assenza del modulo in sé, ma di una mancanza completa di visione architetturale: non esiste una documentazione tecnica dedicata, non ci sono best practice ufficiali, né esempi concreti di integrazione, e nemmeno uno sforzo nel rendere PrestaShop più “Varnish-friendly”.

Chi vuole comunque integrare Varnish deve rassegnarsi a percorrere strade complesse, affidandosi a moduli di terze parti di dubbia qualità, spesso abbandonati o incompatibili con le versioni più recenti della piattaforma. In alternativa, occorre ricorrere a configurazioni artigianali basate su VCL custom, filtraggio dei cookie, header HTTP personalizzati e una profonda conoscenza delle dinamiche interne di PrestaShop. Anche in questi casi, però, il risultato è fragile: l’assenza di un sistema di cache tagging, l’impossibilità di invalidare la cache in modo selettivo e l’emissione di cookie anche per visitatori anonimi rendono l’integrazione una vera corsa a ostacoli.

È come se il team PrestaShop continuasse a trattare il caching come un “extra”, qualcosa che può essere lasciato al buon cuore della community o delegato all’infrastruttura senza prevederne l’impatto strategico. Ma questa visione è miope. L’assenza di un layer di compatibilità ufficiale con Varnish o altri reverse proxy oggi non è più una semplice carenza funzionale: è un fattore di esclusione per chiunque voglia costruire un e-commerce realmente scalabile e competitivo, capace di reggere centinaia di richieste al secondo con performance stabili.

La versione 8, con tutto il suo potenziale, rappresentava il momento perfetto per colmare questa lacuna. Ma invece di cogliere l’opportunità, si è scelto di proseguire su un percorso conservativo, limitandosi a piccoli interventi tecnici che non affrontano il nodo centrale: la necessità di un sistema di caching intelligente e nativamente integrato.

Una vera occasione sprecata, che oggi pesa come un macigno su tutte le installazioni PrestaShop che devono reggere carichi importanti, e che costringe merchant e sysadmin a soluzioni custom, costose, fragili e spesso insostenibili sul lungo periodo.

Le problematiche tecniche

L’integrazione tra Varnish e PrestaShop è tutto fuorché banale. Le problematiche principali si concentrano su:

  • Sessioni utente e cookie: PrestaShop tende a generare cookie in modo aggressivo, anche per utenti anonimi, rendendo difficile la cache delle pagine.
  • Contenuti dinamici: elementi come carrello, preferiti, login, wishlist, mostrano dati personalizzati e richiedono strategie di esclusione dal caching o l’uso di ESI (Edge Side Includes), non supportati nativamente.
  • Routing complicato: l’assenza di URL “pulite” e prevedibili per alcune sezioni dinamiche complica la scrittura di regole VCL efficaci.

Tutti questi problemi sono tecnicamente superabili, ma richiedono competenze sistemistiche avanzate e una conoscenza profonda dell’infrastruttura PrestaShop, scoraggiando molti merchant dal tentare qualsiasi forma di ottimizzazione avanzata.

Il paradosso delle performance

La situazione risulta paradossale: PrestaShop, se correttamente configurato e senza plugin pesanti, è oggettivamente più veloce di Magento 2 (in configurazione base) e più performante di WooCommerce. La sua architettura è meno complessa, e i tempi di risposta in ambienti LAMP o LEMP sono mediamente ottimi. Tuttavia, nel momento in cui il traffico aumenta, la mancanza di una Full Page Cache efficiente come Varnish rappresenta un collo di bottiglia inevitabile.

Ciò significa che per gli e-commerce con traffico consistente, PrestaShop ha bisogno di più risorse per mantenere prestazioni accettabili rispetto a una soluzione che usa Varnish, che potrebbe invece servire le pagine statiche in pochi millisecondi, senza nemmeno coinvolgere PHP o MySQL.

In altre parole, il problema non è la performance media, ma la scalabilità. E senza Varnish (o un equivalente), la scalabilità di PrestaShop rimane limitata o fortemente dipendente da soluzioni custom.

Possibili soluzioni, tutte insufficienti

Alcune agenzie e professionisti hanno cercato di colmare il gap offrendo moduli a pagamento o implementazioni ad hoc. Alcuni esempi includono:

  • Moduli che “pulisono” i cookie per utenti guest, permettendo la cache Varnish
  • Integrazioni con cache reverse proxy tipo NGINX Microcache o Redis
  • Architetture headless o ibride con front-end separati

Ma tutte queste soluzioni sono workaround, non risposte ufficiali. Mancano delle specifiche tecniche di riferimento, mancano dei meccanismi di invalidazione della cache ben progettati, manca soprattutto la volontà del team PrestaShop di risolvere il problema a livello core.

Una responsabilità trascurata

Varnish non è un capriccio da smanettoni. È una tecnologia consolidata, adottata nei più grandi e-commerce al mondo. Pretendere che una piattaforma moderna come PrestaShop, nel 2025, ignori ancora il problema è incomprensibile. Soprattutto se si considera che basterebbero pochi accorgimenti:

  • Un modulo ufficiale mantenuto dal core team
  • Un sistema di cache tag o header di invalidazione standard
  • Un backend cache-aware con output specifici per Varnish
  • Un’integrazione documentata con esempi reali e testati

Invece, si continua a investire in moduli social, miglioramenti marginali del backoffice e restyling grafici, trascurando l’aspetto infrastrutturale più critico per il successo di un e-commerce moderno.

Conclusioni (polemiche ma costruttive)

PrestaShop oggi si trova in una posizione ambigua, a metà strada tra due mondi: troppo evoluta per essere considerata una piattaforma “entry-level”, ma allo stesso tempo troppo carente sotto alcuni aspetti infrastrutturali fondamentali per potersi confrontare seriamente con le soluzioni enterprise più moderne e performanti. È una piattaforma solida, flessibile e con un backend intuitivo, ma la sua architettura soffre quando si tratta di scalabilità e ottimizzazione avanzata delle performance.

La mancanza di un supporto nativo a Varnish Cache rappresenta una scelta strategica difficilmente giustificabile, soprattutto in un contesto in cui la concorrenza – sia nel mondo SaaS che tra i CMS open source – ha compreso da tempo l’importanza della Full Page Cache (FPC) come elemento cardine per la crescita sostenibile di un e-commerce. I merchant più consapevoli, e le agenzie specializzate che li supportano, sanno bene quanto conti la velocità e l’efficienza nel servire contenuti: ed è per questo che sempre più spesso si orientano verso soluzioni con FPC nativo e ben integrato, in grado di gestire con eleganza grandi volumi di traffico.

È auspicabile che il core team di PrestaShop prenda finalmente coscienza di questa lacuna strutturale e la elevi a priorità nella roadmap del progetto. Non servono stravolgimenti dell’intera piattaforma: basterebbe un modulo ufficiale ben progettato, un layer di astrazione compatibile con reverse proxy come Varnish, e una documentazione tecnica chiara e aggiornata. Con pochi passi concreti, PrestaShop potrebbe colmare un gap che oggi la penalizza fortemente sul piano delle prestazioni.

Nel frattempo, chi ha scelto PrestaShop per progetti ad alto traffico sa bene che ottenere prestazioni accettabili richiede l’intervento di sistemisti esperti, DevOps specializzati e una dose non trascurabile di personalizzazioni infrastrutturali. Soluzioni che, pur funzionando, non dovrebbero essere l’unica via percorribile.

Da parte nostra, in Managed Server SRL abbiamo sviluppato moduli personalizzati e ottimizzazioni specifiche che permettono l’integrazione di Varnish Cache su PrestaShop, offrendo piani hosting su misura per siti e-commerce ad alto traffico che necessitano di prestazioni reali, misurabili e scalabili. Se stai valutando un salto di qualità per il tuo shop PrestaShop e vuoi finalmente sfruttare la potenza della Full Page Cache, contattaci: ti guideremo nella scelta dell’architettura ideale, con soluzioni concrete e testate sul campo.

Perché nel mondo dell’e-commerce moderno, dove ogni secondo di caricamento influisce sulle vendite e sull’esperienza utente, le promesse non mantenute non si dimenticano: si pagano, e a caro prezzo.

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