Hosting sartoriale su misura. Misurare per decidere e scegliere la soluzione più adatta.

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Una delle domande più assurde che si è soliti leggere in rete è : “Qualcuno mi consiglia un Hosting WordPress performante ed economico ?”, a seguito la sagra delle risposte delle aziende di Hosting ognuna tirata in ballo secondo esperienze personali dirette o indirette.

Il problema è che si parla di casi e situazioni assolutamente differenti tra loro impossibili da valutare senza una giusta analisi dei requisiti e delle necessità.

Cosa risponderesti a chi ti chiedesse:

è stato più forte Michael Jordan o Diego Armando Maradona ?

Dal punto di vista di un hosting la domanda suona più o meno allo stesso modo. Non ha risposta, ma sicuramente ne merita una.

Il perchè è presto detto, l’informatica è una scienza quasi esatta e dunque bisogna misurare per poi decidere. Questo passo è di vitale importanza in quanto una cattiva valutazione fa perdere soldi al cliente.
Li fa perdere essenzialmente per due motivi, il primo in quanto il sito rischierebbe di essere lento o addirittura crashare sotto il peso di molto carico, l’altro motivo è quello per cui potrebbe essere spinto ad acquistare un piano hosting altamente sovradimensionato alle reali esigenze e pertanto magari buttare decina di migliaia di euro l’anno quando sarebbe bastato semplicemente valutare la situazione con calma e competenza e poi indirizzarlo verso la migliore soluzione hardware e software al fine di soddisfare le esigenze tecniche senza per questo andare a sovradimensionare l’hardware e i relativi costi che in alcuni casi con alcuni nostri clienti sarebbero potuti arrivare anche a 12 mila euro al mese.

Ecco dunque quello che un buon hosting e un buon sistemista dovrebbe chiedere prima di indirizzare un cliente o potenziale tale verso una soluzione di hosting, sia esso un piano di shared hosting, una VPS, Cloud o un Server Dedicato :

  1. Quale è il sito ?

  2. Quale CMS utilizza ?

  3. Che tecnologia Hardware utilizza attualmente ?

  4. Quali sono i picchi di traffico ?

  5. Gli utenti leggono solo o debbono / possono loggarsi ?

  6. Che tipo di business continuity necessiti ?

  7. Che budget hai ?

Cerchiamo di capire l’importanza di queste 8 domande e del perchè ogni buon sistemista, sopratutto se un sistemista Linux dovrebbe fartele.

1 – Quale è il sito ?

Conoscendo semplicemente il nome del sito, un sistemista esperto è in grado di ricavare dei dati importanti per dimensionare l’hardware necessario e scegliere il miglior software.

Tramite tool online come SimiliarWeb , Weppalizer e BuildWith infatti possiamo conoscere in una manciata di secondi il numero di visite mensili che esso fa, e le tecnologie lato server che attualmente, nonchè tramite SeoZoom capire il trend di crescita o decrescita e dunque ponderare la scelta non solo nell’immediato presente ma anche considerando il futuro prossimo.

In parole povere : ci permette di avere una visione grossolana del nostro futuro cliente.

2 – Quale CMS utilizza ?

Rispondere a questa domanda già da subito ci mette a conoscenza della configurazione lato software che potremmo andare ad utilizzare, ed eventuali problemi da risolvere. Usa Joomla ? Usa WordPress ? Usa Magento, WooCommerce o Prestashop ? Potremmo ad esempio valutare i margini di miglioramento ed ottimizzazione, consapevoli che di norma WooCommerce permette dei miglioramenti decisamente notevoli solamente intervenendo sulla configurazione software mentre Prestashop solitamente lavora già a regime di suo e pertanto i margini di miglioramento che si possono ottenere da un buon tuning sono minimi e bisogna necessariamente valutare anche l’hardware e dimensionarlo opportunamente se le attuali prestazioni non ci soddisfano.

CMS Logo

Ma sopratutto utilizza un CMS o un sito custom ?

Venire a conoscenza dell’utilizzo di un sistema customizzato magari scritto ad-hoc che non utilizza nessun CMS ci mette subito in guardia da un terreno ignoto, in cui non sappiamo quali possano essere i punti deboli, la possibilità dell’utilizzo di una cache statica e dinamica senza stravolgere il codice, eventuali problemi di inefficienza ed eccessiva lentezza sul database, query lenti, utilizzo degli indici, relative ottimizzazioni e via dicendo.

3 – Che tecnologia Hardware utilizza attualmente ?

Rispondere a questa domanda significa conoscere l’architettura hardware che attualmente ospita il sito. Se parliamo di hosting shared, ci basta ed avanza sapere che è in shared hosting con tutti i problemi di overselling e risorse inadeguate che normalmente tutti i grossi fornitori di hosting tendono a “rifilare” ai loro clienti.

Se ci rispondono invece, VPS, Cloud o Server Dedicato, a quel punto dobbiamo conoscere necessariamente il numero dei Core, quanta RAM ha a disposizione, la velocità della scheda di rete, la velocità dei dischi ed eventualmente anche il fornitore.

Ciò ci servirà per valutare sin da subito eventuali problematiche derivate dall’attuale fornitore che magari pur “regalando” CPU e RAM si trova un I/O su disco estremamente lento, o viceversa seppur con dischi SSD o nVME performanti il sistema è sottodimensionato a livello di CPU e RAM per far girare correttamente l’hosting WordPress di cui si ha necessità.

Oltretutto ci permetterà di dimensionare il nuovo hardware e andare a valutare se aumentare il numero dei core, della RAM, o addirittura di ridurli se sovradimensionato.

Nella consueta abitudine del misurare per decidere, conoscere l’hardware attuale ci permette di fare le giuste scelte con estrema serenità.

4 – Quali sono i picchi di traffico ?

Sebbene riguardando il primo punto di questa lista tramite gli strumenti di analisi citati possiamo conoscere in modo piuttosto preciso il traffico mensile, quello che non possiamo sapere sono i picchi di traffico che un sito può ricevere.

Se ad esempio una testata giornalistica pubblica la notizia di un terremoto, piuttosto che quello di un attentato dinamitardo ai danni di una sede politica, quanti visitatori può fare ?

Google Analytics Traffico

Abbiamo avuto il caso di una notizia stampa condivisa sulla bacheca Facebook e Twitter dell’attuale premier Salvini, che ha portato il sito in questione a totalizzare ben 5 milioni di visite in un solo giorno, di cui i primi due milioni nel giro di due ore. Ovviamente un caso simile può essere considerato un caso eccezionale, improbabile ma non impossibile.

Una risposta a memoria

5 – Gli utenti leggono solo o debbono / possono loggarsi ?

Questa domanda è di vitale importanza sopratutto quando si ha a che fare con sistemi interattivi come Forum, ecommerce o aree riservate. Se è vero che delle performance native pietose possono essere abilmente mascherate tramite l’utilizzo di cache statiche come Varnish SuperCache o soluzioni simili, è anche vero che un utente loggato in quanto tale non può disporre di tale beneficio in quanto la cache viene per ovvi motivi bypassata.

In questo caso è bene conoscere la natura dell’applicativo e prevedere quali possano essere il numero di utenti loggati e non loggati e misurare il carico per poter successivamente dimensionare l’hardware da scegliere.

6 – Che tipo di business continuity necessiti ?

Questa domanda può sembrar scontata in quanto tutti risponderebbero 100% ovviamente, ma di fatto sappiamo che un 100% reale significa di fatto avere una ridondanza geografica tale che impone doppio DNS, doppia istanza ridondata geograficamente magari su Amazon AWS che proprio economico non è. La differenza tra un 99,9% e un 100% pur essendo solo dello 0,1% in termini di uptime a livello di infrastruttura hardware e software significa spendere circa 10 volte tanto.

Per intenderci stai spendendo 300 euro al mese per avere un uptime del 99,9 % ? Prepaparati a spenderne ALMENO 3000 se vuoi avere un uptime del 100%.

Ha senso ? Dipende. 

Tramite l’aiuto di Uptime Calculator possiamo infatti determinare a quanto ammonti mensilmente il 99,9% di uptime, o meglio ancora a quanto corrisponda di downtime.

Come possiamo vedere dal sito, il 99,9% corrisponde a 43 minuti di down mensili. Va detto che di norma a fronte di una garanzia del 99.9% si calcola sempre il doppio del tempo per le procedure di disaster recovery qualora qualcosa vada veramente male.

Pertanto immaginiamo che il tuo business stia fermo 2 ore per 2 volte l’anno, per un totale di 4 ore l’anno. Possono queste 4 ore di down giustificare una spesa ipotetica di 30 mila euro in più all’anno per raggiungere un ipotetico 100%, rispetto ad una spesa di 3600 euro l’anno per avere un 99,9% ?

Dipende dal business che fai e quanto il tuo sito rende o a livello di immagine o a livello di revenue ovvero di guadagni. La realtà è poi anche ben diversa, nel senso che i down sono comunque rari (un paio all’anno) della durata tra i 5 – 15 minuti e di fatto anche nelle soluzioni ridondate con un 100% di uptime di possono avere problemi di natura software che portano comunque a problemi. Questo è successo anche a grossi player come Ebay, Amazon, Spotify, Netflix che sono rimasti down per oltre 4 ore ( Il report originale del guasto ad Amazon S3 qui ) e pertanto è pacifico affermare che un down di qualche minuto all’anno ci possa stare.

Va dunque valutata molto bene questo aspetto tenendo conto effettivamente se si preferisce rischiare di avere 1 ora di down ma un risparmio considerevole dei costi d’infrastruttura (un risparmio medio indicativo del 500% fino ad oltre il 1000%) oppure se sia di vitale importanza raggiungere un 100% e dunque non badare a spese.

La scelta in questi casi spesso dipende da logiche aziendali non troppo intelligenti ma comunque legittime sopratutto da parte dei grossi gruppi editoriale e grandi aziende che sono abituate a stipulare contratti di servizio tra manager senza saper minimamente di cosa si stia parlando, pretendendo il massimo sul mercato con il solo scopo di tutelare la loro posizione lavorativa a fronte di eventuali problemi giustificando la loro posizione come quella di colui che ha fatto la scelta del mercato.

7 – Che Budget hai ?

Domanda scomoda, quasi maleducata all’apparenza perchè in Italia sopratutto parlare di soldi (a differenza degli altri paesi) sembra volgare, scomodo, inopportuno e persino scorretto. Sebbene sia l’ultimo dei punti in elenco probabilmente dovrebbe essere la prima domanda.

E’ inutile spesso ragionare su hardware e software se non conosciamo il budget a disposizione, come è inutile andare “a risparmio” con hardware dimensionato al limite delle capacità laddove il budget disponibile è molto superiore e si potrebbe tranquillamente avere hardware più potente lasciandosi alle spalle inutili calcoli e relativi dubbi inerentemente alla sufficienza dell’hardware su cui girerà il sito.

Conclusione

In conclusione possiamo affermare che se non sai come scegliere un hosting oppure come scegliere un server dedicato dovresti conoscere quanto meno questi dati qui sopra e saper rispondere a queste sette domande. Se hai dei dubbi, vorresti cercare di capire quale sia la soluzione più adeguata alle tue esigenze e conoscere tutti i pro e tutti i contro, contattaci pure.

Abbiamo un’esperienza davvero vasta con moltissimi casi di studio che spaziano dall’hobbysta, fino a portali e testate giornalistiche e siti settoriali con oltre 50 milioni di visitatori mensili al mese.

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