1 Aprile 2025

Cloudflare dichiara guerra allo scraping e all’insicurezza del web: nasce AI Labyrinth e l’HTTP non cifrato viene bloccato

L’azienda di sicurezza introduce soluzioni intelligenti per proteggere i contenuti online e rafforzare la sicurezza del traffico API nel cloud.

CloudFlare-Labyrinth-AI

Il nuovo volto della sicurezza: Cloudflare tra innovazione e strategia

Cloudflare, dal 2009 protagonista nel mondo della sicurezza informatica e delle infrastrutture di rete, ha annunciato due importanti novità destinate a cambiare il modo in cui i siti web si difendono da minacce emergenti: AI Labyrinth, un sistema intelligente contro lo scraping automatizzato da parte delle intelligenze artificiali, e il blocco totale del traffico HTTP non cifrato sulle sue API. Due misure che incarnano un chiaro shift-left nella filosofia di protezione dell’azienda: prevenire i rischi, non semplicemente reagire.

Con oltre 50 miliardi di richieste giornaliere generate da crawler automatizzati legati all’addestramento di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), il problema è tutt’altro che trascurabile. Ma vediamo nel dettaglio le due mosse strategiche di Cloudflare.

AI Labyrinth: un labirinto per confondere i bot intelligenti

Il problema dello scraping massivo da parte delle AI

Nel nuovo panorama digitale, molti modelli di intelligenza artificiale vengono addestrati a partire da enormi quantità di contenuti web prelevati senza autorizzazione. Questi crawler automatizzati ignorano volontariamente i file robots.txt, raccogliendo informazioni senza tenere conto della proprietà intellettuale o dei termini di utilizzo.

Cloudflare ha identificato questo comportamento come una minaccia crescente, non solo per motivi etici, ma anche per ragioni operative: i bot consumano risorse, alterano le metriche di traffico e, soprattutto, violano il diritto degli autori e delle aziende a mantenere il controllo sui propri contenuti.

La risposta: un honeypot di nuova generazione

Invece di affidarsi al classico blocco delle richieste (che può far scattare un campanello d’allarme nei gestori dei bot), Cloudflare ha optato per una strategia ingegnosa: costruire un “labirinto” di contenuti generati da AI, progettati per sembrare autentici ma in realtà completamente scollegati dal sito che si intende proteggere.

Il risultato? I bot si perdono in una selva di dati irrilevanti, sprecano CPU e banda, e rendono inefficace il processo di scraping.

“Nessun utente reale si inoltrerebbe a quattro livelli di profondità in una catena di link apparentemente plausibili ma privi di senso. Se qualcuno lo fa, è quasi sicuramente un bot” — Cloudflare Blog

Contenuti fittizi, ma credibili

Le pagine generate non contengono disinformazione: Cloudflare specifica che il contenuto, sebbene inutile ai fini dello scraping, è basato su dati scientifici reali (fisica, biologia, matematica), così da evitare di alimentare la diffusione di fake news, un aspetto eticamente non secondario.

Il sistema è progettato per restare invisibile agli utenti reali, grazie all’uso di meta tag che impediscono l’indicizzazione e link invisibili al browser, ma attraenti per i parser HTML dei bot.

Un sistema intelligente e aperto a tutti

AI Labyrinth non è un’esclusiva degli utenti enterprise. Tutti i clienti Cloudflare, anche quelli con piano gratuito, possono attivarlo con un semplice click dalla dashboard. È un messaggio forte: la protezione della proprietà intellettuale deve essere democratica, e non un privilegio riservato alle grandi aziende.

Abilitare AI Labyrinth è semplice e richiede solo un singolo toggle nella dashboard di Cloudflare. Vai alla sezione di gestione dei bot all’interno della tua zona e attiva la nuova impostazione AI Labyrinth:

Una volta abilitato, l’AI Labyrinth inizia a funzionare immediatamente, senza bisogno di ulteriori configurazioni.

Inoltre, ogni interazione dei bot con le pagine trappola alimenta un sistema di apprendimento automatico, che affina nel tempo le capacità di identificazione e fingerprinting dei bot malevoli.

Un approccio “shift-left” alla sicurezza

La filosofia che guida Cloudflare in questa operazione è chiara: agire il prima possibile, non limitarsi a reagire. Proteggere fin dall’origine, disinnescare i problemi a monte. Un cambio di paradigma nella sicurezza informatica, più simile a una guerra d’intelligenza che a un semplice scontro tra firewall e malware.

In un’epoca in cui le AI possono replicare interi siti per addestrarsi, e persino monetizzare contenuti copiati, bloccare non basta più. Serve inganno, diversione, sofisticazione. E AI Labyrinth è esattamente questo: una trappola psicologica per intelligenze artificiali.

Stop definitivo all’HTTP non cifrato: la sicurezza parte dalla base

Il rischio dell’HTTP: un protocollo ancora troppo diffuso

Nonostante l’evidenza dei rischi legati all’uso di HTTP senza crittografia, Cloudflare ha rilevato che il 2,4% del traffico sulla sua rete utilizza ancora connessioni non sicure. Ma il dato sale al 17% se si considerano solo bot e sistemi automatizzati.

Queste connessioni rappresentano una vulnerabilità concreta: anche un semplice reindirizzamento da HTTP a HTTPS può esporre temporaneamente dati sensibili, come token API, credenziali, o parametri interni.

La svolta radicale: HTTP bloccato, punto.

Per affrontare in modo definitivo una delle vulnerabilità più persistenti del web, Cloudflare ha deciso di adottare una misura drastica ma necessaria: rifiutare in toto tutte le richieste HTTP alle proprie API, senza alcuna eccezione. Non ci saranno più reindirizzamenti automatici verso HTTPS, nessuna possibilità di compromesso, nessuna zona grigia: solo connessioni cifrate, oppure niente. Una presa di posizione netta che intende trasformare HTTPS da raccomandazione a prerequisito inderogabile.

Questa scelta avrà inevitabilmente conseguenze su tutti quei contesti in cui l’adozione di protocolli sicuri è rimasta indietro. Pensiamo ad esempio a vecchie applicazioni legacy che non sono mai state aggiornate per supportare HTTPS, oppure a script sviluppati frettolosamente e lasciati con configurazioni insicure. Anche l’universo IoT, spesso caratterizzato da dispositivi mal configurati o progettati senza attenzione alle best practice di sicurezza, subirà un impatto. Ma l’intento di Cloudflare è chiaro e in linea con una visione moderna della sicurezza: rendere la comunicazione sicura non più un’opzione, ma una condizione strutturale del web contemporaneo.

Le reazioni della community: sicurezza o intralcio?

Come prevedibile, l’annuncio ha diviso la community tecnica. Una parte degli sviluppatori e dei professionisti del settore ha accolto queste novità con entusiasmo, riconoscendone il valore strategico e l’approccio innovativo. L’introduzione di AI Labyrinth, ad esempio, è stata messa in relazione con strumenti già esistenti come Nepenthes, software che adotta una logica simile nel creare una rete di contenuti falsi per confondere i crawler automatizzati. Tuttavia, Cloudflare si distingue per l’approccio istituzionale e scalabile del proprio sistema, pensato per essere integrato facilmente nei propri servizi, e non come uno strumento aggressivo o borderline.

Sul fronte del blocco dell’HTTP, invece, non sono mancate preoccupazioni. C’è chi teme che questa misura possa causare problemi in ambienti ancora non del tutto aggiornati, o introdurre frizioni in contesti dove il supporto al protocollo HTTPS non è ancora pienamente garantito. Tuttavia, la linea prevalente nella discussione è che si tratta di un passo ormai inevitabile. Continuare a permettere connessioni non cifrate, oggi, è una scelta che va contro le più elementari regole di sicurezza informatica. Chi insiste nel mantenere l’uso di HTTP per sistemi in produzione, di fatto, si espone volontariamente a rischi evitabili.

Il ruolo dell’AI nella difesa del web: Cloudflare in prima linea

L’uso dell’intelligenza artificiale in ambito difensivo non è una novità assoluta, ma ciò che colpisce dell’approccio di Cloudflare è il livello di sofisticazione e la chiarezza con cui la tecnologia viene integrata in un contesto strategico. L’AI non è più solo un oggetto di studio o uno strumento di automazione, ma diventa protagonista attiva nella protezione del web.

Nel caso di AI Labyrinth, l’intelligenza artificiale viene impiegata per generare in tempo reale contenuti realistici, progettati per disorientare i bot che effettuano scraping senza autorizzazione. Questo contenuto, pur essendo privo di valore per gli scopi dei crawler, rispetta comunque un criterio di affidabilità informativa: si basa su dati scientifici, su nozioni accademiche solide, evitando così il rischio di diffondere contenuti fuorvianti.

Il sistema non si limita però alla semplice generazione di pagine ingannevoli. L’AI viene impiegata anche per analizzare il comportamento dei bot, rilevare pattern sospetti, affinare i modelli di riconoscimento e creare trappole dinamiche, in grado di adattarsi e rispondere in tempo reale alle strategie degli aggressori. In questo modo, Cloudflare non solo protegge i contenuti, ma innalza il livello del confronto tecnologico, dando vita a un vero e proprio scontro tra intelligenze artificiali. È una guerra digitale combattuta con gli strumenti più avanzati del momento, in cui la difesa diventa attiva, ingegnosa e resiliente.

Le implicazioni per il futuro del web

Le iniziative di Cloudflare, per quanto specifiche e tecniche, si inseriscono in un disegno più ampio e strategico. AI Labyrinth e il blocco dell’HTTP rappresentano solo l’inizio di una nuova stagione della sicurezza online, una stagione in cui non si può più attendere che le minacce si manifestino, ma bisogna agire preventivamente, con visione e determinazione.

La stessa Cloudflare ha dichiarato che AI Labyrinth è soltanto la prima iterazione di un progetto più ambizioso. Nei prossimi sviluppi, i contenuti trappola saranno ancora più raffinati, meglio integrati all’interno dell’architettura dei siti web, sempre più difficili da distinguere da quelli autentici. La battaglia contro lo scraping diventa così un gioco di astuzia, un inseguimento tecnologico in cui l’obiettivo non è solo la difesa, ma la sottrazione di tempo e risorse agli aggressori.

In parallelo, l’adozione obbligatoria di HTTPS segna un passaggio epocale. Oggi la crittografia non è più una scelta raccomandata, ma un requisito essenziale. E chi amministra un sito web, chi gestisce una piattaforma online o sviluppa servizi API, ha il dovere – etico prima ancora che tecnico – di garantire la sicurezza dei dati che transitano sulle proprie infrastrutture.

Conclusione: un web più sicuro parte da scelte consapevoli

Con l’introduzione di AI Labyrinth e il blocco definitivo delle connessioni HTTP, Cloudflare non si limita a reagire alle minacce, ma impone una nuova logica di sicurezza, attiva, intelligente e preventiva. In un panorama digitale sempre più affollato da automatismi, bot e algoritmi opachi, la difesa dei contenuti, la tutela della privacy e la garanzia dell’autenticità diventano battaglie culturali prima ancora che tecnologiche.

Se il web del futuro sarà più sicuro, più trasparente e meno vulnerabile agli abusi sistemici, sarà anche grazie a interventi come questo. Cloudflare ha lanciato un messaggio forte: la sicurezza non è un lusso per pochi, ma una responsabilità condivisa, da attuare con decisione, visione e coraggio.

E in questo scenario, la direzione intrapresa da Cloudflare sembra davvero quella giusta.

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